Tuesday, February 17, 2009

Sanremo 2009 - I BIG, ovvero: non è necessario guardare X-Factor per vedere talenti mostruosamente incompresi.

Afterhours - Il paese è reale: se, come già detto, Agnelli semplifica la sua scrittura per venire incontro alle masse di analfabetizzati spettatori, musicalmente il pezzo è complesso e privo di quella facile orecchiabilità che erroneamente sembra diventato requisito necessario per fare musica in Italia ed in particolar modo su questo palco. La batteria è lo strumento protagonista, assieme alla sempre graffiante, magnifica a voce di Agnelli (aho, il Manuel mi conturba assai, non ci posso fare niente!). Non siamo davanti a una vetta d'eccellenza nel loro repertorio, ma è una delle pochissime cose degna di fregiarsi del termine "musica".
ELIMINATI la prima serata.

Albano - L’amore è sempre l’amore: d'altra parte Sanremo è sempre Sanremo e Albano è sempre Albano. Tronfio, spocchioso, fastidioso. Arriva sul palco intonando il ritornello di Nel sole (che ormai pare l'unica canzone che abbia mai cantato in trent'anni di carriera) e io per protesta vado a fare pipì durante la sua performance.

Alexia e Mario Lavezzi - Biancaneve: per favore qualcuno dica a Lavezzi di limitarsi a fare il compositore. Per quanto anche sotto questo punto di vista non si sia di certo sforzato troppo. Biancaneve è un pezzo dalle sonorità veramente datate, nonostante Alexia urli il più possibile e batta i piedini taglia 34 sul pavimento nel disperato tentativo di scrollare di dosso la polvere al compagno.

Marco Carta - La forza mia: non vale davvero la pena spendere troppe parole per commentare questa performance. Il pezzo è di una banalità sconcertante, il testo scritto (da Paolo Carta, chitarrista e autore della Pausini, e ho detto tutto...) pescando a caso da Baglioni. E proprio per questo il piccolo Carta, beanché amico di Maria, risulta assolutamente innocuo. Lo ascolto serenamente consapevole che cinque minuti dopo non mi ricorderò né del pezzo né di lui.

Sal Da Vinci - Non riesco a farti innamorare: ma Vincenzo Salemme fa il cantate adesso? O forse è Pino Quartullo? Mah. Il pezzo è scritto da Giggi D'Alessio e si sente. Se chiudo gli occhi mi pare quasi di vederlo. Quindi decido di riaprirli subito. Urla, strepita, si produce in dolorose smorfie facciali e alza il pugnetto mentre grida che non riesce a farla innamorare. Ettecredo...

Dolcenera - Il mio amore unico: si sarà anche liberata del trucco da panda, ma in compenso usa i capelli del cantante dei Tokyo Hotel come ciglia finte. Il pezzo è inconsistente e neanche particolarmente felice per il suo tipo di voce tutta grugniti ed ostensione delle tonsille. E se riesce ad ingannare per due giorni consecutivi la giuria demoscopica, evidendetemente anestetizzata da flebo al cloroformio collegate alle loro poltrone, non passa al televoto del pubblico a casa.
ELIMINATA la quarta serata.

Gemelli Diversi - Vivi per un miracolo: e infatti è un miracolo se siamo ancora vivi dopo la loro performance. Strano, il vocalist, canta con distorsore della voce ottenendo il sicuramente vincente risultato di assomigliare pericolosamente a Britney Spears che ha aspirato dell'elio. Gli altri tre mi ricordano Spitty Cash, il sedicente rapper albanese diventato famoso grazie a You Tube, che finiva ogni canzone dicendo "tutto questo è ghengsta, madaffacca!", ma fanno molto molto molto meno ridere.
Che smettano di fare i rapper e si dedichino a rubare motorini.
ELIMINATI la quarta serata.

Fusto Leali - Una piccola parte: a lui il compito di raccogliere la "difficile" eredità di Francesco e Roby Facchinetti proseguendo il filone dei figli che hanno fretta di crescere per andarsene di casa. Cosa comprensibilissima se hai come padre Fausto Leali desideroso di farti sentire in anteprima la canzone con la quale parteciperà a Sanremo.

Marco Masini - L’Italia: più patetico della sua canzone c'è solo il suo colore di capelli, che esplora tutte le sfumature della merda secca di cane. Il suo testo è talmente infarcito di luoghi comuni così fastiosi da riuscire nella titanica impresa di far sembrare L'italiano di Toto Cutugno un pezzo d'avanguardia punk.

Nicky Nicolai e Stefano Di Battista - Più sole: un duo indegno pure di fare pianobar a Diano Marina. La Nicolai sta alle grandi voci jazz come Rosy Bindi a un locale per scambisti. Il consorte Di Battista, lui sì vero talento, opta per sonorità vintage alla Papetti, perfette per un cover band dei Dirotta su Cuba da dopolavoro ferroviario. Jovanotti si supera riuscendo a scrivere un brano ancor più sciatto di A te che sei.
ELIMINATI la seconda serata.

Povia - Luca era gay: allora, sintetizziamo in due parole il "povia pensiero". Separazione ed eccessivo affetto dei genitori causano nei figli turbe psichiche profonde e conseguente confusione sessuale.
Beh
è la storia di Norman Bates in Psycho, cazzo! Perché incazzarsi con Povia quando Hitchcock ci fece un film nel 1960! Anzi, Povia si è pure fermato prima, risparmiandoci il momento in cui Luca squarterà la moglie sotto la doccia!
Detto questo, se Luca era gay saranno cazzi suoi. Parliamo piuttosto del fatto che in pochissimi hanno tirato in ballo la somiglianza del pezzo con Pensa di Fabrizio Moro.
Va detto che comunque l'esecuzione di Povia è vocalmente pulita e misurata in mezzo a tanti sguaiati urlatori.
Come sempre molto rumore per nulla.

Patty Pravo - E io verrò un giorno là: appare come il Dracula di Coppola, e mi aspetto che pronunci anche la frase "Benvenutto in mia casaaaaa" (anche il suo chirurgo si è chiaramente ispirato a Nosferatu nel tirarla...). Per il cantato usa una tecnica sperimentale chiamata "biascicato", ottenibile dimenticandosi di fissare la dentiera col Polydent.
Poco importa se non ricorda le parole, tanto si capirebbe comunque solo un terzo di quello che dice. Molto chiare sono invece le solenni stonature che inanella una dietro l'altra. E pensare che il pezzo, musicalmente parlando, non è neanche così terribile.
Fa un po' pena vedere un'icona della musica italiana in questo stato e quasi quasi spero che Bonolis le pianti un paletto di frassino nel cuore per porre fine a tanta sofferenza.

Pupo, Paolo Belli e Yossou Ndour - L’opportunità: l'opportunità gliel'abbiamo data. Adesso però basta, ok? A me Belli e Pupo stanno pure tanto simpatici, e mia madre mi ammazza se ne parlo male, ma proprio non si salva nulla del loro sgangherato pezzo dedicato alla Bossi-Fini. Si è parlato di somiglianze con Si può dare di più, ma a parte l'essere in tre le attinenze sono ben poche, al confronte di quelle che invece potrei trovare con una canzone di Cristina D'Avena. Yossou Ndour, come previsto, serve esclusivamente a dare una nota di colore; canta pochissimo e con evidenti difficoltà linguistiche. Tanto valeva portare con loro il sommo Afric Simone!

Francesco Renga - Un uomo senza età: a questo non ero proprio pronta, lo confesso. Sembra Albano che imita Luca Laurenti. O Laurenti che imita Albano, vedete un po' voi. In ogni caso questo pezzo sarebbe stato troppo vecchio perfino per il sommo cantore di Cellino San Marco. Sforza e storpia talmente tanto la voce, da sembrare uno dei talenti incompresi di X-Factor.
Se proprio devo dirlo, tra i pezzi di ispirazione operistica preferivo decisamente questo.
Un'occasione sprecata.

Tricarico - Il bosco delle fragole: lo so, io e Gino Castaldo siamo gli unici avvocati difensori delle performance di Tricarico al Festival. Ma d'altra parte furono molti anche quelli che gridarono al miracolo vedendo Cristicchi salire su una sedia pieghevole a mimare un uccello...
Il pezzo è leggero, allegro, orecchiabile (nel senso buono del termine) e lui appare meno allucinata dello scorso anno.
Che la forza di Tricarico sia nella scrittura e non certo nell'interpretazione ce ne rendiamo benissimo conto tutti, ma vederlo cantare mi da una piccola speranza di salvezza per il paleolitico e ripetitivo panorama musicale italiano.
ELIMINATO la prima serata.

Iva Zanicchi - Ti voglio senza amore: sarebbe stata più salutare, sia per lei che per noi, la pace dei sensi. Amen.
ELIMINATA la prima serata.

Monday, February 16, 2009

Sanremo 2009, ovvero: eravamo io, Nicoletta Strambelli, Ezra Pound, quello alto degli Afterhours e Awanagana, a caccia di ectoplasmi ciccioni...

Come prima cosa mi pare doveroso ringraziarvi per le numerose mail cariche di complimenti, richieste e suggerimenti per futuri post nonostante non abbia avuto modo di aggiornare il blog per mesi. Prometto che a poco a poco tratterò tutti i pezzi da voi nominati!
Nonostante il tempo a mia disposizione sia davvero poco, un post pre-festival era un'occasione troppo ghiotta per lasciarmela scappare. Sarebbe stato troppo semplice e tutto sommato meno divertente limitarmi a recensire da domani i brani in gara.
E poi, dopo le ultime due catastrofiche edizioni, finalmente un festival capace di tornare ad alimentare gustose polemiche già mesi prima del suo inizio.
Ma nonostante gli ectoplasmi cremonesi in sovrappeso, gay a tempo determinato, burini strapagati, pseudovallette virago, Sanremo è sempre Sanremo e neanche questa volta si è abbandonata la brutta abitudine di rendere l'Ariston un gerontocomio in eurovisione.
Diciamo che quest'anno i big si possono dividere in due categorie: "Ho più di cinquantanni ma dentro mi sento, al massimo al massimo, trentacinquenne. C'ho pure il maispeis!" e "Ho meno di cinquantanni ma ho un travaglio interiore che mi porta a sentirmi già ultra centenario". In alcuni casi queste due correnti arrivani addirittura a mescolarsi originando terribili ibridi fuori controllo.
Ma analizziamo nello specifico i partecipanti.
Fanno parte del primo gruppo:

-ALBANO con "L’amore è sempre amore”: sfodera subito l'arma di distruzione di massa, ovvero inserire per ben due volte la parola "amore" già nel titolo. Non male se consideriamo che nel testo, piuttosto lungo, la parola viene ripetuta solo 5 volte. Non so voi ma io comincio già a soffrire di carenza d'affetto.
-FAUSTO LEALI con "Una piccola parte di te”: e ci sarà un motivo se viene ricordato solo come l'interprete di Io amo...
-PATTY PRAVO con "E io verrò un giorno la'": tutto bene, se non fosse che ormai anziché parlare biascica, bisogna sorreggerla perché in piedi da sola non ci sta, eppure continua a spergiurare di non aver mai fatto uso di sostanze stupefacenti, a parte leggere le poesie di Ezra Pound...
Prima del festival ci aveva solleticato il palato con la storia del possibile duetto con Pete Doherty, performance sponsorizzata dai cartelli colombiani, ovviamente.
-PUPO, PAOLO BELLI e YOUSSOU NDOUR con "L’opportunità": neanche a dirvelo, la performance da me più attesa. Terzetto sospeso tra la musica e una onlus, a metà tra la grande genialata e la grande cagata. Un po' We are the world e un po' La porti un bacione a Firenze.
-IVA ZANICCHI con "Ti voglio senza amore”: si era data prima alla politica, poi alla letteratura e tutto sommato eravamo disposti a sopportare i suoi vacui sproloqui a Porta a porta, pur di non vederla di nuovo sul palco dell'Ariston. E invece non solo ce la ritroviamo tra i piedi, ma pure a parlare di sesso nella terza età. Maledetto Viagra.
-NICKY NICOLAI e STEFANO DI BATTISTA con "Più sole”: avrei potuto inserirli nella categoria under 50, visto che la Nicolai di anni ne ha 49, ma l'aver chiesto a quell'eterno trentenne di Jovanotti di scrivere un brano allegro per loro, li fa già vecchi sia dentro che fuori.

Appartengono al secondo gruppo:

-AFTERHOURS con "Il paese è reale”: dai, ci sono passati Subsonica e Bluvertigo e sono ancora tutti in buona salute. All'appello mancavano solo loro e stavolta non sarà nemmeno necessaria la traduzione "dal Manuelagnelli all'italiano", visto che lo stesso leader del gruppo ha ammesso di aver scritto un testo fruibile da tutti. E come vuole la tradizione, auspico loro un ultimo o penultimo posto. (Parentesi veramente off topic: per me Manuel potrebbe cantare anche le qualità organolettiche della Philadelphia, io lo amerei comunque.)
-MARCO CARTA con "La forza mia”: funesta emanazione defilippiana scollinata da Mediaset alla tivù pubblica per colmare l'enome vuoto adolescenziale causato dall'inspiegabile assenza di Paolo Meneguzzi. Una voce talmente insignificante da farmi rimpiangere la presenza dei Finley e ho detto tutto...
-DOLCENERA con "Il mio amore unico”: la grande favorita secondo i bookmakers, fa tremare il mercato degli struccanti presentandosi sul palco con un nuovo make-up acqua e sapone e abitini da sciuretta bene firmati Cavalli. E gioca fino in fondo la sua carta vincente, quella dell'essere un'icona gay, portando un pezzo ispirato a Jeanette Winterson, scrittrice simbolo della comunità. E siccome, grazie a Povia, gli occhi degli omosessuali d'Italia saranno tutti puntati su Rai Uno, potete scommeterci che questa scelta pagherà.
-GEMELLI DIVERSI con "Vivi per un miracolo”: l'hip hop italiano mi ha sempre fatto una certa tenerezza. Tenerezza che diventa pena se a farlo sono quattro tamarri chiamati Grido, Thema, Strano e THG, impegnati in una lotta impari contro la calvizie incipiente. Il loro pezzo tratta di periferie disagiate, loro cavallo di battaglia, aborto, violenza, povertà. Nulla se paragonato al disagio dell'Ariston nell'ospitarli.
-MARCO MASINI con "L’ Italia”: abbiamo capito che la tendenza dell'anno è cantare delle disgrazie del nostro paese e Masini, che di disgrazie se ne intende, non se lo fa ripetere due volte. Pure qui si parla di stupri e violenze, di chiesa e stato, di fascisti e comunisti. E ora penso che Italia di Mino Reitano sia una grande canzone.
-POVIA con "Luca era gay”: inutile spendere ulteriori parole sulle polemiche alimentate da questo brano per il quale la comunità gay esige le palle di Povia su un piatto d'argento. Si è già scritto e detto molto in questi mesi. A questo punto non resta che l'ascolto.
Povia sarà anche stato gay per soli tre mesi, ma vale la pena ricordare che grazie agli uccelli ha vinto un festival.
-FRANCESCO RENGA con "Uomo senza età”: l'altro super favorito di questa edizione. Ormai un classico: piace ai grandi perché ha la faccia da bravo ragazzo e dedica canzoni ai suoi figli e piace alle ragazzine per la poppettosa orecchiabilità dei pezzi. In una parola Renga è noioso. Forse solo un album di cover dei più grandi successi della compagna Ambra Angiolini potrebbe dare una svolta alla sua carriera.
-SAL DA VINCI con "Non riesco a farti innamorare”: ho dovuto appellarmi al sapere di Wikipedia per capire chi fosse. Una volta tanto che ci eravamo liberati di quella pustola infetta di Gigi D'Alessio e del puttanone con cui si accompagna, ecco un altro neo-melodico paraculato. Roba da scriverci un intero capitolo di Gomorra.
-TRICARICO con "Il bosco delle fragole”: non riesco a motivare questa seconda partecipazione se non come parte di una terapia prescritta dal suo psichiatra.

Della sottocategoria "ibridi inspiegabili" fa parte questo inedito duo:
-ALEXIA e MARIO LAVEZZI con "Biancaneve”: vorrei proprio sapere quale sopraffino genio della consulenza d'immagine abbia suggerito ad Alexia che il modo migliore per dimostrare la sua maturità artistica fosse platinarsi i capelli e gareggiare a Sanremo accoppiata a Mario Lavezzi. Forse anche questo fa parte della ricerca sulle cellule staminali?

Sunday, July 13, 2008

A proposito dei Melody Fall...

Sabato 26 Luglio 2008
Melody Fall
live @ Nichelino Soundfest

Via xxv Aprile 131, Nichelino (To)

Ingresso (e ci mancherebbe altro) gratuito


Ci andiamo?
Mai occasione mi sembrò migliore per organizzare il primo raduno dei lettori di questo blog.

Wednesday, July 02, 2008

Sonohra @ your place

Cari sorcini, purtroppo il lavoro mi ha costretta ad interrompere l'aggioornamento del blog, ma sappiate che sono viva, lotto in mezzo a voi e le mie misere due settimane di vacanza le passerò a postare nuove recensioni, a costo di procurarmi dolorose piaghe da decubito da prolungata permanenza su sedia a sdraio.

Nonostante il poco tempo a mia disposizione voglio comunque sottoporvi questa simpaticissima iniziativa promossa da quei mattacchioni di MTV che già dal titolo suona come una minaccia: Sonohra @ your place.
Quello degli house concert è un fenomeno nato nei paesi anglosassoni e attualmente molto in voga anche in Italia. Cos'è un house concert? Semplice: un gruppo musicale ti piomba a casa e, senza pattine, monta amplificatori e batteria sul tuo pregiato tappeto leopardato, appoggia le tastiere sulla cassapanca fine 700 e dopo 5 minuti il bagno è già saturo di groupie sconosciute che attendono il loro turno per la sacrosanta limonata con, in ordine di importanza, il cantante, il chitarrista, il batterista, il tastierista, il bassista, quello che "oh guarda che io sto col gruppo e dopo te li faccio conoscere".
O meglio, questo succederebbe se a casa vostra piombassero, che ne so, i Pooh.
Ma MTV, che è una rete che ci tiene a far crescere i giovani nel rispetto di certi valori, ha detto no a tutto questo, dandoci l'opportunità di ospitare nel nostro tinello nientemeno che i vicitori della categoria Nuove proposte, il magico duo di ragazzotti veronesi dall'acca "senza meta nè destinazione" che hanno fatto delle meches e dell'autoabbronzante il loro credo. Per partecipare era sufficiente candidare la propria magione (sul sito c'è scritto che si può candidare anche solo una stanza. Già mi vedo le orde di dodicenni sciammannate e smutandate che hanno candidato la loro cameretta!) uploadando sul sito di MTV descrizione e foto. Dico "era" perché purtroppo il contest si è appena concluso e quasi mi pento di non aver fatto concorrere il mio prestigioso bilocalino mansardato, solo per il gusto sentir dire al citofono "Ci apri? Siamo i Sonohra!".
Per la cronaca, la casa vincitrice dell'ambito live è stata, guarda caso, una villa con piscina in Brianza. A questo punto attendo con impazienza di poter candidare la mia casa per i Melody Fall!

Wednesday, March 12, 2008

Enrico Cifiello - Un bacio alla mia età (1987)

Occhei, due settimane sono state sufficienti per far ossigenare il cervello dopo dopo la stressante settimana festivaliera. Per agevolare l'uscita dall'empasse vi ho appositamente riservato questo diamante grezzo, questo caviale selvaggio del mar Caspio, questo tartufo bianco delle Langhe. Sì, forse quella del tartufo è la metafora migliore per descrivere quale rara prelibatezza sia Enrico Cifiello, che nel 1987 partecipò nella categoria Giovani a soli 13 anni, inaugurando l'era moderna del fenomeno "colonia marina dello Zecchino d'oro", che vedrà tra le sue più inquietanti emanazioni i Gazosa, Alina (che con i suoi 12 anni e un abbigliamento da cubista di discoteca polacca causò non poche polemiche), e soprattutto la Tatangelo che pre-trucco da teatro kabuki riusciva a dimostrare solo il doppio dei suoi 15 anni.
Ciò nonostante il piccolo Enrichetto è naufragato nell'oblio per tutti questi anni. E davvero non me ne spiego il motivo perché aveva tutte le carte in regola per sfondare: presenza scenica degna del più consumato chansonnier, abbigliamento iper trendy (guardate la copertina del suo album per farvene un'idea), sorriso accattivante ma soprattutto una vocione adulto e impostatissimo. Insomma, un discreto baby fenomeno da baraccone. Per non parlare del pezzo: Un bacio alla mia età è un inno ai primi turbamenti ormonali descritti con maliziosa ingenuità in versi memorabili come "...ti terrò stretta finché non diventi donna...
baby vedrai ce ne andremo insieme, menta in bocca pelle d'albicocca tu, prendimi dai..." ficcati su una base musicale degna di uno spogliarello in un night club di provincia.
Godetevi il video dell'esibizione cantandoci sopra!

Un bacio alla mia età
è come un gusto nuovo
mangio una mela e poi
con te io ci riprovo
ti terrò stretta finché tu
tu non diventi donna
con me non soffrirai
non lo scordare mai
Un bacio alla mia età
è una promessa vera
voglio vedere se
sei tu la più sincera
La primavera che verrà
io sarò già più grande
devi aspettarmi sai
non lo scordare mai
Baby vedrai
ce ne andremo insieme
menta in bocca
pelle d'albicocca tu
prendimi dai
con l'amore che puoi
Baby vedrai
più nessuno
potrà fare il cretino
ti sarò vicino sì
sceglimi dai
dammi l'amore che puoi
Stanotte io non dormirò
ti aspetterò domani
pensaci pure un po'
ma poi non dormirò
Baby vedrai
ce ne andremo insieme
menta in bocca
pelle d'albicocca tu
prendimi dai
con l'amore che puoi
Baby vedrai
più nessuno
potrà fare il cretino
ti sarò vicino sì
sceglimi dai
dammi l'amore che puoi
dammi l'amore
con tutto l'amore che puoi
dammi l'amore
con tutto l'amore che puoi

L'effetto è drammaticamente simile a quello di un'esibizione a Piccoli fans, il programma dove bambini ipertiroidei imitavano i loro grandi idoli. Infatti le studiatissime mossette, gli ammiccamenti, la gambetta che batte il tempo sono talmente pronunciati da apparire come uno scimmiottamento di chissà quale degli idoli del piccolo interprete (Julio Iglesias? Toto Cutugno? Riccardo Fogli?). E probabilmente proprio l'eccessiva sicurezza mostrata sul palco non intenerì granché la giuria, dimostrando che non sempre l'età è inversamente proporzionale alla quantità di voti. Il piccolo Enrico arrivò solo quinto (per la cronaca, vinse il promettente cantautore trentenne Michele Zarrillo).
Ci tengo moltissimo a ricordare che Un bacio alla mia età era scritta, tra gli altri, da Silvio Testi, marito di Lorella Cuccarini, nonché autore di pietre miliari nella storia delle sigle televisive come Cicale, Sugar sugar, Disco bambina, La notte vola, solo per citarne alcune.
Ma siccome una giustizia divina esiste, Enrico ha avuto la sua rivincita: incompreso in Italia, è volato nel paese da sempre più avvezzo a pigliare per buona qualunque cosa provenga dall'italico suolo e ha avuto il successo che meritava, cantando negli hotel di Las Vegas con "l'esotico" nome di Harry Cifiello. Lì è stato notato da Michele Torpedine, già manager di Zucchero e Bocelli, che a metà 2007 lo riporta in patria facendolo ospitare addirittura da Fiorello a Viva Radio 2. Sarebbe lecito credermi una una mitomane e invece guardate il video che ne testimonia la partecipazione al celebre programma. Sì, Cifiello è quello che sembra il sosia ufficiale di Mario Venuti! Da notare che, nonostante la presenta di Pippo Baudo, presentatore del Festival nel 2007, nessuno ricordi la sua partecipazione alla manifestazione canora... pazzi!
Ora si parla di un possibile duetto tra lui e Fiorello. Se c'è la cover di Un bacio alla mia età giuro che lo compro!

Saturday, March 01, 2008

Sanremo 2008 - ARMAGEDDON

Prima di parlare della classifica è necessario qualche doveroso commento in generale sulla serata.

Ho sentito che giustizieranno Alì il chimico. E con Pippo Baudo che vogliamo fare?
Perché questa puntata finale ha dimostrato di possedere tutti quanti i requisiti per essere definita un'arma di distruzione di massa. E pure ad ampissimo raggio d'azione, grazie all'Eurovisione.
I tempi lunghi, principale causa dell'enorme calo d'ascolti, non sono stati ridotti come promesso. Anzi... a mezzanotte non avevano ancora cantato nemmeno la metà dei big.
Non parliamo poi della PRESTIGIOSISSIMA giuria di qualità (maddeché? Manco la comodità delle poltrone riuscirebbero a giudicare sti deficienti... con tutto il rispetto) composta da Fabrizio Frizzi, Tiziana Ferrario, Giampiero Mughini, Martina Colombari, Emilio Fede, Gloria Guida, Mariolina Simone e Eleonora Abbagnato. Non uno straccio di musicista, manco della domenica! E via libera ai 10 per Minghi, per la Tatangelo, per Fabrizio Moro, con il quale la geniale Mariolina Simone si congratula personalmente (sempre nel massimo rispetto della regola non si devono influenzare le votazioni, eh?) perché "ogni volta che canti è come un pugno nella stomaco, una grande emozione!". Pugno nello stomaco? Ah, ecco perché mi viene sempre da vomitare ogni volta che sento che il suo pezzo! Grazie al cielo, pensavo di avere preso l'influenza intestinale!
Sempre la Simone fa incazzare perfino il pacioso Giò Di Tonno (che le risponde a tono dimostrando di sapere il fatto suo) dicendo che non ha dato un voto alto alla canzone perché secondo lei non è un brano adatto alla radio.
Andrà ancora peggio a Frankie Hi Nrg si beccherà pure un 4 da Magalli (che commenterà il voto dicendo che il suo testo è strampalato e senza senso) e del paraculo da Fede.
E per finire in bellezza l'elenco delle nefandezze della giuria, di cattivissimo gusto la standing ovation a Cammariere, che viene anche "gratificato" dalla chiara predilezione di Baudo per lui, nonché dalla battura di Chiambretti "Mi pare Chiaro che ormai i giochi siano fatti".

Le uniche note intonate?
-Elio e le storie tese, che si esibiscono vestiti da damerini del 700 interpretando "Largo al factotum", la celebre aria de Il barbiere di Siviglia, con una gigantografia del magnifico Mangoni alle loro spalle (la vooooooglio!).
-Tricarico che prima dell'esibizione dice "stronzo" nel microfono, verosimilmente rivolto a Baudo (ma stamattina, in un'intervista radiofonica, ha detto che era rivolto a Chiambretti - grazie ad Alberto per la segnalazione), interpretando i desideri di tutti i lettori di questo blog. È lui il vincitore morale di questo Festival. Grazie Francesco!

E ora i premi.

Premio della sala stampa: Loredana Bertè
Premio della critica "Mia Martini": Tricarico

Congratulazioni vivissime a tutti e due!

Ecco la classifica letta dal notaio sosia ufficiale di Gianni Togni (come già successe nella scorsa edizione, dall'undicesimo posto in giù non vengono resi noti i posizionamenti):

10° posto: Eugenio Bennato
09° posto: Little Tony
08° posto: Gianluca Grignani
07° posto: Sergio Cammariere
06° posto: Paolo Meneguzzi
05° posto: Finley
04° posto: Toto Cutugno
03° posto: Fabrizio Moro
02° posto: Anna Tatangelo
01° posto: Giò Di Tonno e Lola Ponce

Cosa posso dire? Si commenta da sola e ribadisce ancora una volta, ce ne fosse stato bisogno, quanto la cultura musicale media del nostro paese sia mediocre, superficiale, basata pochissimo sull'orecchio e troppo sull'occhio. A chi pensa che i risultati siano inspiegabili basta ricordare che il peso maggiore sulla graduatoria finale l'ha avuto il famigerato televoto tramite sms, chiaramente rivolto ad un'utenza under 20, ed ecco qua spiegato il sesto posto di Meneguzzi, il quinto dei Finley e il terzo di Moro.
Povero Cammariere: finire alle spalle di Meneguzzi è quasi peggio che cadere in una cisterna di letame.
Voglio spezzare, invece, una lancia in favore di Giò Di Tonno e Lola Ponce. Non meritavano di vincere, è vero, ma preso atto che una vittoria dei miei beniamini Tricarico, Frankie, Gazzè, Bertè era cosa utopica, meglio il podio più alto a loro che al mascherone puttantour Tatangelo. E in fondo, per i fottuti nostalgici come me, c'è aria di Jalisse in questo trionfo. E se non è un buon motivo questo...

Sanremo 2008 - La quarta serata ovvero "SANREmoccia"

Hanno vinto il duo Federico Moccia e Nicolas Vaporidis. O meglio, hanno vinto i Sonohra, ma tanto è la stessa cosa.

Riguardo ai giovani, credo di aver già chiaramente espresso molto chiaramente il mio pensiero: il vuoto pneumatico. Però, dopo lunghe riflessioni, qualche pregio ai Sonohra devo riconoscerlo. Eccolo:

-Meglio i Sonohra di Jacopo Troiani, perché quantomeno non sipresentano sul palco con le Superga ai piedi.
-Meglio i Sonohra dei La scelta, perché quantomeno non citano gli insensati "indiani metropolitani" nella loro canzone.
-Meglio i Sonohra di Ariel, perché in confronto a lei, anche le loro mesciature riescono a sembrare un po' meno tamarre.
-Meglio i Sonohra di Giua, perché nella classifica dell'insignificanza lei è iscalzabile dal primo posto.
-Meglio i Sonohra dei Milagro, perché di Zero Assoluto ce ne bastano due.
-Meglio i Sonohra di Valerio Sanzotta, perché la sua imitazione di Bod Dylan è ributtante.
-Meglio i Sonohra di Frank Head, perché senz'altro si lavano di più.

Wednesday, February 27, 2008

Sanremo 2008 - La terza serata ovvero "qualcuno può salvarmi la canzone?!"

Loredana Berté con Spagna: una bomba. Non mi vengono in mente altri termini. Credo di avere avuto un attacco di sindrome di Stendhal vedendole. Si presentano entrambe sul palco con abiti disegnati dalla Bertè. Spagna, con vestito e pelle entrambi lattei e labbrone gonfiatissime, sembra una Bratz appena uscita dalla scatola mentre Loredana, nera dovunque, soprattutto nell'umore, porta ai polsi un paio di manette. L'esibizione è esplosiva e riporta in vita i fasti anni 80 delle due signore della canzone italiana. Che danno il meglio di loro nell'interpretazione. La voce, potentissima, meravigliosa, di una Spagna finalmente di nuovo rock, ingentilisce il brano dove serve, a contrasto con quella di Lory, veramente incazzata ma perfetta come non mai. Brividi. E chi se ne frega se la cantante a fine esibizione improvvisa un non troppo comprensibile rap scritto su un foglietto stropicciato tirato fuori da non ho capito bene dove. Può permettersi di fare qualunque cosa. Il duetto è il primo della serata e il migliore in assoluto. E non fa che aumentare la mia bile per l'esclusione dalla gara del brano. Indimenticabile.

Finley con Belinda: l'attrice e cantante messicana Belinda si presenta sul palco con una mise da rimorchio selvaggio alla festa del liceo, perfetta groupie del baby idol Pedro in tenuta da "wannabe an indie rocker", e stona dalla prima all'ultima nota, senza escluderne una. Di voce ne ha pochissima e decisamente pessima.

Tricarico con il Mago Forest: Tricarico fa l'unica cosa possibile per un potenziale serial killer come lui, ovvero farsi affiancare non da un altro cantante ma dal grande Mago Forest, vestito esattamente come l'interprete, che accompagna l'esibizione mimando un acrobata che tenta restare in equilibrio su una fune di lucine natalizie, nonostante vento ed altri ostacoli cerchino di buttarlo giù. Personalmente l'ho trovato deliziosamente poetico e gradevole in mezzo al ciarpame e ai nomoni stranieri altisonanti a cui sono ricorsi alcuni concorrenti come, tanto per dirne una, la Tatangelo. Originale, coraggioso e controcorrente.

Mietta con I neri per caso: mah... snaturare così tanto il pezzo e costringere Mietta a smorzare il suo stile aggressivo non mi è sembrata una mossa propriamente azzeccata. Però rivedere Ciro che dà la nota d'accordo, quella sì che è stata un'emozione!

Max Gazzé con Marina Rei e Paola Turci: assolutamente l'esibizione migliore della serata, se escludiamo quella della Lory e Ivana. Il terzetto, affiatatissimo perché reduce da una lunga turnè assieme, si presenta in formazione perfetta: alla chitarra la Turci, Gazzè al basso e la Rei alla batteria (finalmente! Lei è un'ottima batterista e percussionista ma da troppo tempo non lo ricordava al pubblico!). Quanto sia complesso musicalmente il pezzo l'ho già detto nei post precedenti (8 cambi di tonalità... sti cazzi) e infatti Max qualche piccolo problema interpretativo ce l'aveva avuto il primo giorno. Stavolta l'esecuzione è impeccabile; le tre voci si armonizzano perfettamente e Gazzè corregge anche l'unica nota veramente stonata del brano, ovvero quel suono telefonico d'attesa ad inizio canzone, che ricrea facendo suonare a vuoto una corda del basso. Semplicemente perfetto.

Fabrizio Moro con Gaetano Curreri: oh-santo-cielo.

Cammariere con Gal Costa: e che potevamo aspettarci da Cammariere se non che si presentasse con un monumento vivente alla bossa nova, probabilmente la musica più elegante, ninimale e lenta che esista? Non so voi ma tutta questa raffinatezza mi ha dato da come un senso di inadeguatezza. Vado a mettermi un abito vintage di Dior per sentirmi all'altezza...

Frankie Hi Nrg MC con Simone Cristicchi: Cristicchi si presenta in cosplay da Enrico Ruggeri ai tempi dei Decibel dopo un trattamento intensivo di Crescina, con completo e pesante montatura degli occhiali entrambi bianchi, mentre Frankie in elengante completo nero. Al centro del palco è posizionata una grande scacchiera, alla quale i due simuleranno un duello di bergmaniana memoria durante l'esibizione. Cristicchi, lontano da pazzi e manicomi, è divertente e divertito nel duettare con l'amico. E l'esibizione è forse la seconda migliore della serata.

Tiromancino con Stefano Di Battista: Zampaglione stasera fa il super simpa della compa e dialoga lungamente con Pippo e Piero. E probabilmente si porta dietro il sassofonista Stefano Di Battista, sempre e comunque bravissimo, per non ingombrare il palco già affollato da sè stesso medesimo e dal suo obesissimo ego.

Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino: la Montecorvino, compagna di Bennato anche nella vita, compare inguainata in vestito rubato dall'armadio della Bertè e via libera a quel tripudio di catarro che è la sua voce!

Mario con i Denovo: nulla de novo, e perdonatemi il gioco di parole. Hanno suonato insieme per 12 anni, pertanto è normale che l'intesa sia pefetta. Venuti si divide le parti vocali con Luca Madonia, esattamente come ai vecchi tempi, e il brano ne risente positivamente.

L'Aura con i Rezophonic: la giovane cantautrice gioca una carte vincente portando sul palco parte di questo collettivo di musicisti nato per raccogliere fondi a favore dell'Amref. Per chi non gli avesse riconosciuti tutti eccovi l'elenco: Marco Cocci (attore e cantante dei Malfunk), Cristina Scabbia (cantante dei Lacuna Coil), Marco "Garrincha" Castellani (il dinoccolato bassista delle Vibrazioni), Floriano Bocchino, (pianista di L'Aura), Andy dei Bluventigo (uno dei miei idoli personali), Marco Trentacoste (Deasonika) e Mario Riso (batterista e fondatore del progetto). L'effetto "We are the world" è dietro l'angolo ed effettivamente fa capolino più d'una volta, ma la potente voce della Scabbia e il sax del grandissimo Andy sdrammatizzano abbastanza.

Grignani con i Nomadi: le sonorità country rock del pezzo calzano talmente bene ai Nomadi da far sembrare Grignani l'ospite sul palco. Il gruppo ci sguazza così tanto che il tastierista Beppe Carletti si spara pure un assolo all'organo Hammond che manco Rey Manzarek! E il brano di Grignani sembra già un classico anni 70. Impagabili!

Anna Tatangelo con Michael Bolton: la Tatangelo si presenta sul palco con lo stesso abito che Jenna Jameson indossava alla consegna degli Oscar del porno a Las Vegas, prendendo il palco dell'Ariston per un mignottodromo. Che dire di Bolton: un mercenario professionista... Mercenario ma pieno di classe. Compare vestito come se fosse uscito un attimo di casa per comprare le uova, si spara la sua parte in maniera impeccabile, facendoci apprezzare al massimo ogni sfumatura della sua pastosa voce, e se ne va. E cantata in inglese, occultando l'incomprensibile e orrido testo, la canzone riesce a sembrare quasi ascoltabile.

Paolo Meneguzzi con Tony Hadley: ora mi è tutto chiaro: gli Spandau si sono sciolti perché Tony Hadley si mangiò gli altri componenti! Avrete ormai capito che sono, e sempiternamente sarò, una "duraniana" sfegatata, però mi è sempre piaciuta la voce Hadley, che tutt'ora è splendida. Ma stasera non riesce a darne prova e non certo per colpa sua: Meneguzzi gli lascia poco spazio e le parole in italiano gli creano non pochi problemi. Un'occasione sprecata.

Little Tony con Gipsy Kings Family: insopportabili. I Gipsy Kings riescono a rendere identica qualunque canzone interpretino. Ci sono pure le ballerine di flamenco tardone che ammiccano a Little, contribuendo a rendere il palco una sorta di circolo ricreativo per la terza età. Terribili.

Amedeo Minghi con Giulia De Donno e Stefania Cuneo: versiona acustica del pezzo per il Maestro, che fa il suo ingresso sul palco con una giacchetta da college inglese di due taglie più piccola. Porta con sé un'arpista ed una pianista, forse per trovare qualcosa che distragga pubblico e giuria dalle deliranti strofe scioglilingua della sua canzone.

Giò Di Tonno e Lola Ponce con i Los Vivancos: oh, un po' di petto nudo piace sempre a grandi e piccini. Se poi il petto e avvitato sulle tornite gambe di un gruppo di giovani ballerini di tango argentino, lo share s'impenna!

Michele Zarrillo con Paolo e Chiara: e le due sorelle Iezzi compirono il miracolo! Zarrillo osa l'abbinamento ardito e viene premiato: le tre voci assieme si sposano alla perfezione e il pezzo migliora in maniera esponenziale.

Toto Cutugno e Annalisa Minetti: Toto richiama la pupilla Minetti, con la quale aveva già duettato al Festival nel 2005. C'è solo un problema: la tonalità della canzone è sbagliata per la cantante, che nella strofa si vede costretta ad imitare la Bertè mentre nel ritornella improvvisa urletti ad ultrasuoni percepibili solo dai cani.

Loredana verrà e vi punirà tutti!

Da poco più di un'ora è ufficiale: Loredana è stata eliminata dalla gara perché la commissione artistica della Rai e la Siae hanno giudicato la sua Musica e parole un plagio. Di cosa? Ma della celeberrima Ultimo segreto, brano del 1988 interpretato da tal Ornella Ventura, prodotta da Tullio De Piscopo.
Su Repubblica.it è ascoltabile anche un mix dei due pezzi ed è innegabile che siano pressoché identici. E per quanto il testo di Musica e parole sia stato scritto dalla stessa Bertè, il "solo tu, solo tu, solo tu sei" ripetuto ossessivamente nel ritornello è presente anche nel brano della Ventura, perché probabilmente già inserito da Alberto Radius e Oscar Avogadro, la coppia di autori, nella primissima stesura del pezzo. L'inconsapevolezza di Lory è lapalissina. Lo ammette lo stesso De Piscopo durante un'intervista. Appare, invece, davvero difficile pensare che Radius e Avogadro fossero allo scuro di tutto, tant'è che la Rai ha annunciato un'azione legale nei loro confronti. E se poi vogliamo proprio rincarare la dose, aggiungerei che la casa discografica che produsse e distribuì Ultimo segreto è la NAR, guarda caso la stessa che oggi ha sotto contratto la Bertè, circostanza che rende ancor più incredibile che nessuno abbia avvisato la cantante dei rischi.
A concludere la magica catena di coincidenze, me ne sovviene un'ultima davvero malsana: chissà perché questo scandalo è arrivato proprio il giorno delle accuse verso un festival fiacco, che non decolla, vecchio e bollito. Dopo l'acceso j'accuse di Baudo (più antipatico di cento Zampaglione con la gastrite) al pubblico, dal conduttore definito deficiente solo perché non ha seguito in massa il suo fottutissimo festival. Dopo ore di conclave tra i quei mancati premi Nobel che siedono ai vertici Rai, per capire quali manovre attuare per movimentare d'urgenza la manifestazione.
Loredana domani canterà. O meglio, dovrebbe cantare. La direzione artistica le concede questo regalo in nome della sua buona fede. Non sono così sicura che si presenterà sul palco.
Per questo le lancio un appello: Lory, ti prego, canta! Indossa il tuo abito più bello, assemblato con cuscini, tovaglie, moquette, sciarpine di Cammariere, muschi e licheni (se vuoi te lo cucio io stanotte!) e spacca il culo a tutti!

AGGIORNAMENTO DELLA NOTTE: il Dopofestival di stasera è largamente dedicato all'affair Loredana. Baudo, presente in studio per rispondere alle domande di giornalisti e pubblico, accusa apertamente Radius e Avogadro. Testuali parole: "Radius venne a trovarmi in albergo a Milano portando il nastro con un'anteprima del pezzo, composto apposta per il Festival, dicendo che l'avrebbe interpretato la Bertè".
Viene raggiunto telefonicamente anche Tullio De Piscopo, che rincara la dose di accuse contro i due autori, giurando e spergiurando di essere assolutamente convinto della totale estraneità della cantante.
A fine puntata, circa l'una e un quarto di notte, il teatro del Casinò è raggiunto telefonicamente da nientemeno che Red Ronnie che autoelettosi avvocato difensore dell'amico Radius, si prodiga a giurare la sua completa buona fede ("un autore non si può ricordare tutti i pezzi che ha scritto nella sua carriera...") ed, anzi, insinua il dubbio riguardo ad una non proprio totale estraneità della Bertè nella faccenda ("l'ho incontrato a dicembre e mi ha detto che la Bertè aveva trovato un suo inedito che avrebbe presentato al festival... Lui non si ricordava assolutamente di averlo scritto..."). Red Ronnie accenna anche al fatto che Radius non si curò particolarmente della cosa perché pensava che la Bertè non sarebbe stata selezionata. Che eleganza...
Ora, il punto è questo: siccome la canzone della Ventura è regolarmente registrata alla Siae, e la commissione Rai ha l'obbligo di verificare l'assoluta inediticità (ma esiste questo termine?) dei brani selezionati, è davvero possibile che il bubbone purulento non sia scoppiato prima? Voglio dire, cazzo ma allora è veramente facile aggirare i controlli! Quindi se il prossimo anno partecipo anch'io portando un pezzo di Mogol e Battisti cambiando titolo e qualche parola del testo e magari mi va di culo che nessuno lo riconosce posso pure vincere? No, fatemi capire...