Saturday, February 18, 2012

Sanremo 2012 - La finale o, meglio, la fine

Emma Marrone, tu sei il male, sei un golem pettinato con lo sperma, subdolo e fedifrago, tanto che, quando ti vengono chiesti i nomi degli autori, non ne ricordi neanche uno. Sei la portavoce della totale mancanza di ironia collettiva che ormai domina il paese. Tu non sei neanche un televoto truccato. Sei un voto espresso schiacciando il pulsante del Telesalvalavita Beghelli. Sei un grido d'aiuto per giovani bimbominkia mentalmente disagiati. Sei l'eutanasia della musica. Sei la fine di tutto.

In questo momento, almeno per una volta, mi sento davvero vicina a Nina Zilli ed alle sue pipette di crack nascoste nella cofana di capelli, che pure stasera non gliela fa a tenere le note senza mille svirgoli, ma che comunque sarebbe stata una vincitrice più onesta.

Mi sento vicina a Pierdavide Carone, che se avesse vinto avrebbe risparmiato quei 20 euro di prestazione di Nanì grazie alla generosità di qualche groupie cerebrolesa.

Mi sento vicina a Noemi e alla sua totale mancanza di rudimenti della teoria del colore.

Mi sento vicina ad Arisa, nonostante la maschera fuori luogo della lucana piagnona.

Mi sento vicina ad Eugenio Finardi, Samuele Bersani ed alla loro sfida immaginaria per le primarie del PD in musica.

Mi sento vicina perfino a Dolcenera, drammaticamente somigliante alla versione zoccola di Dolores O'Riordan dei Cramberries, ospiti stasera sul palco dell'Ariston.

In conclusione, per restare in tema con questo Sanremo, spero solo di vivere abbastanza per poter andare a cagare sulle tombe degli autori di questa edizione. Con buona pace di Gianni, che sono certa apprezzerà.

Friday, February 17, 2012

Sanremo 2012 - La quarta serata: Nilla Zilli canta "Grazie dei fior di papavero da oppio"

No, non sono stata soffocata nel sonno dai capelli della vendicativa Nina Zilli. Purtroppo, mercoledì sera il lavoro mi ha permesso di vedere distrattamente solo una manciata di esibizioni. Ed anche se ho rimediato guardando le performance in differita su YouTube, ammetto che non mi dispiace non sprecare troppe parole per una serata più adatta alle Teche Rai che ad una terza puntata festivaliera e per giunta senza peso alcuno sulla competizione vera e propria.
Momenti che resternanno indelebili nelle nostre menti, per carità di dio, ce ne sono stati eccome, a cominciare dal terzetto composto dalla negra alcolizzata, il ladro di motorini e l'esaurita con tendenze suicide, che trasformano il palco dell'Ariston in un colsultorio familiare.
Per non parlare del grande Aphex Twin travestito da Patti Smith che ci ha emozionato con la sempre magnifica Because the night, passando per il dolcevita indossato sotto la camicia da Cristiano Godano, in pieno stile gigolò in riviera anni 70.

Veniamo dunque alla quarta serata, quella dei duetti autoctoni.

Noemi e Gaetano Curreri: Curreri conosce bene Noemi, avendo già duettato con lei e scritto (assieme a Vasco Rossi) il brano Vuoto a perdere. Performance incolore, capelli della cantante a parte.

Gianluca Grignani, Pierdavide Carone, Lucio Dalla: il buono, il brutto, il cattivo. O "Le tre età" di Klimt, se preferite un riferimento più alto. Il pezzo, incredibilmente, ne esce rafforzato da questa performance. Ma il pensiero che il palco sia invaso da sodomiti strafattoni mi inqueta comunque.

Dolcera e Max Gazzè: pure Godzilla sarebbe inibito da quell'idrovora urlante di Dolcenera, figuriamoci il timido ubriaco Max Gazzè con la sua voce ad ultrasuoni.

Loredana Bertè, Gigi D'Alessio e Fargetta: Respirare IN DA HOUSE. Con lo squallido Fargetta, il pezzo squisitamente anni 80 di Giggi e Loredana si trasforma nella peggiore techno anni 90. Ma chissenefrega; tutto è talmente brutto, pacchiano, demodè oltre ogni limite, che per me è subito amore. Da segnalare il pubblico in delirio a fine esibizione, probabilmente in pieno trip da pasticconi o, più probabilmente, perché la camorra sta tenendo in ostaggio i loro figli.

Chiara Civello e Francesca Michielin: dopo l'incommentabile duetto con Shaggy della sera prima, la Civello prova a rassicurare lo spettatore portando sul palco la giovane Francesca, vincitrice dell'ultima edizione di X-Factor. Povera, piccola Francesca, vestita con un abito che sarebbe stato eccessivo anche per una Barbie di metà anni 80, e costretta a cantare una brutta canzone non ancora, evidentemente, imparata a sufficienza. Dopo un attacco completamente sbagliato, la Michielin le prova tutte, facendo un po' la Dolcenera e le svirgolate alla Nina Zilli, ma è una battaglia persa.

Samuele Bersani e Paolo Rossi: basta, davvero. La deriva di Bersani nella parte del "sono il cantante di sinistra" non la si regge proprio più. Molto meglio sarebbe stato duettare con Paolo Rossi il calciatore. Perlomeno si restava in tema pallone senza farci due palle così.

Eugenio Finardi, Peppe Servillo e Ensemble Futuro: pezzo e cantante, l'ho già detto in tutte le salse, non sono certo sta gran botta di vita, ma la presenza di un raffinato interprete come Servillo lo nobilita e lo rende certamente più godibile, anche dal punto di vista visivo, grazie al suo stile sempre molto teatrale. Da segnalare la presenza sul palco dell'Ensemble futuro, progetto multietnico di integrazione musicale del Conservatorio di Milano, del quale fa parte la stessa figlia di Finardi.

Nina Zilli e Giuliano Palma: no dai, proprio non ce la faccio. Se vi piacciono così tanto a tutti e due i ritmi in levare, levatevi dalle palle e andate a fare il vostro rocksteady da due soldi in un circolo di strafattoni di provincia. D'altra parte, quella cofana di capelli non può non servire a nascondere le pipette di crack come ci insegnò la defunta Amy Winehouse. Meraviglioso il lapsus di Morandi a fine esibizione, che chiama la Zilli Nilla.

Arisa e Mauro Ermanno Giovanardi: sapete quanto io ami il Giovanardi. Ma questa volta Mauro Ermanno sembra leggermente moribondo. Sarà forse colpa dei leggins ultraskinny a vita bassa che indossa? Però che classe quando la voce si scalda un po'. Se poi aggiungiamo sul palco la presenza, in qualità di violinista, di Mauro Pagani (già direttore d'orchestra per Arisa), beh, siamo su un altro pianeta.

Emma e Alessandra Amoroso: Come sono invecchiate male Jo Squillo e Sabrina Salerno. E come è peggiorata la loro musica. In un paese civile, il pezzo di Emma sarebbe vietato ai maggiorenni e la sua esistenza, così come quella della Amoroso, sarebbe dichiarata un crimine contro l'umanità. Ma è chiaro che Morandi abbia un debole per lei perché il suo cognome gli ricorda il colore della merda.

Matia Bazar e Platinette: Platinette abbandona parrucca e ciglia finte per realizzare il sogno di ogni gay: cantare Parole parole di Mina.

Francesca Renga e il Coro Internazionale Scala & Kolacny Brothers: Renga si presenta con una vestaglia da camera in velluto rosso che prima d'ora avevo visto addosso solo a Hugh Hefner e porta con se le fans, a fare il coretto come ai concerti. Mancano solo i braccialetti fosforescente al buio e le fascette con scritto "Renga bono". Però, quando apre la bocca per mostrare quell'abbagliante bidè è davvero irresistibile.

I big sono terminati ed ora sarebbe il turno delle nuove proposte, se non fosse che la Rai decide di perdere ancora un po' di tempo ed aspettare la mezzanotte. D'altra parte son tutti ragazzini, quindi non gli dispiacerà attendere l'ora in cui solitamente arriva Babbo Natale. E dopo un simpatico siparietto in cui Rocco Papaleo e il suo pianista fanno musica degna di un bar di vecchie troie ecco finalmente il futuro della musica italiana:

Alessandro Casillo: mancano pochi minuti alla mezzanotte e Casillo, essendo minorenne, deve sottostare alla solita legge di retaggio fascista che non prevede minorenni in tv dopo quell'ora, pena la fucilazione immediata. Legge che, ascoltandolo cantare, mi pare più che giusta, facendomi inoltre riflettere su quanto il controllo delle nascite su modello cinese andrebbe importanto anche nel nostro paese.

Iohosemprevoglia: look da Fallout boy e sonorità alla Bee Hive, i ragazzi pugliosi ci regalano una memorabile performance: la chitarra del frontman non proferisce suono ma solo perché lo spinotto è visibilmente staccata dall’amplificatore e nessuno se n'era accorto. O forse era solo un'abile manovra di sabotaggio ad opera degli IOHOSEMPREBVOGLIADILIBERARMIDELNOSTROCANTANTE.

Marco Guazzone: resta sempre il meno peggio del male assortito gruppetto di giovani e stasera la sua voce ha qualche incertezza in meno rispetto alla prima esibizione. Ma che fatica, signori miei.

Erica Mou: ecco di nuovo la cantautrice catocomunista anni 70, con la segreta ambizione d'essere la nuova ragazza immagine di Fornarina. Braccia rubate ai lavori di casa.

Scontata la vittoria del piccolo Alessandro Casillo, che causa l'ora tarda è già stato spedito a calci in albergo a farsi rimboccare le coperte da Lucio Dalla.

Tra i big non accedono alla finale i Matia Bazar e Chiara Civello, che spero con tutto il cuore sia costretta a farsi il volo di ritorno negli Stati Uniti seduta di fianco a Shaggy.

Wednesday, February 15, 2012

Sanremo 2012 - La seconda serata: non è richiesta, ma sarebbe gradita, una conoscenza delle sette note.

Questa sera non manca proprio niente e nessuno: ci sono tutti i big, ci sono le giovani promesse (promesse di cosa non si sa, senza dubbio del mondo della disoccupazione) e c'è pure il momento da me atteso con grande trepidazione: la lettura del disclaimar imposto dall’authority per le telecomunicazioni che informa il telespettatore della fallibilità del televoto. Ma andiamo con ordine. Dopo il secondo ascolto dei brani in gara sento di poter aggiungere alcune considerazioni sparse.

Pierdavide Carone e Lucio Dalla: cercando di non pensare a Dalla in intimità col suo nuovo toy boy Pierdavide, mi concentro sul testo del brano che narra della bella lucciola Nanì. E me ne pento non appena odo il verso “potrei stare giorni ad annusare il tuo mestiere”.

Nina Zilli: ieri aveva un casco di banane in testa ed oggi il vestito della donnina Chiquita. Restiamo in attesa del duetto con Cheeta previsto per domani sera.

Eugenio Finardi: suora!!!!!! L'anziano che è scappato dall'ospizio sta sul primo canale a cantare!

Emma Marrone: che canti di crisi, di cuore, o di cazzi ha sempre la stessa ridicola espressione imbronciata.

Marlene Kuntz: "La felicità sarà sempre raggiungibile. L’infelicità sarà spesso incomprensibile". Riflettendoci, la profondità del pezzo di Godano e compagni è uguale a quella di Pietre di Gian Pieretti.

Irene Fornaciari: non ci son cazzi, la genetica non mente. Irene è proprio la degna erede della travolgente bellezza di Zucchero.

Chiara Civello: ma in quale sistema solare saresti una grande interprete jazz, Civello? No spiegamelo, perché ti giuro che voglio capire. Per il momento quello che ho visto è solo la cugina di terzo grado di Cammariere con seri problemi di circolazione alle gambe.

Ok, è il turno dei giovani. Innazitutto ci terrei a fare un appello: ragazzi, non è che ci offendiamo se anche imparaste a cantare, prima di salire sul palco dell'Ariston a riempirvi la bocca con la ridondante parola CANTAUTORE. Sì, perché mai come quest'anno questa definizione viene abusata e violentata. E mai come quest'anno il dilettantismo è stato così visibile.

Alessandro Casillo – È vero: cominciamo davvero bene, con un quindicenne uscito dal talent show per pedofili melomani condotto da Gerry Scotti. A Casillo riesce bene una sola cosa: far apparire i Sonhora (ho sempre problemi con la loro H) due consumati cantanti confidenziali al suo confronto.

Giordana Angi – Incognita poesia: ecco un'altra prova vivente dei danni fatti da Malika Ayane alla musica italiana; la Angi, nel disperato tentativo di apparire sofisticata, storpia le parole, finge pronunce strane, singhiozza nel microfono. Il brano una sua originalità ce l'avrebbe anche, ma ben nascosta sotto troppa impreparazione e chili di pretenziosità.

Iohosemprevoglia – Incredibile: Di cosa hanno sempre voglia questi ragazzi pugliesi? Il frontman del gruppo indubbiamente di trippa con le cozze, vista la stazza. Il resto della band di liberarsi di lui per trovare un cantante vero.

Celeste Gaia - Carlo: un po' Charlotte Gaisbourg, un po' Margherita Buy sull'orlo di una crisi di nervi, la giovane e graziosa Celeste più che cantare squittisce nel microfono la sua infatuazione per uno sconosciuto che vorrebbe si chiamasse Carlo. Io vorrei solo che la Gaia si chiamasse Carlo, perché almeno avrebbe un bel vocione maschile udibile senza alzare al massimo il volume del televisore.

Erica Mou – Nella vasca da bagno del tempo: nel ritornello la Mou ripete ossessivamente "voglio diventare vecchia insieme a te". Erika, tesoro, devo darti una notizia: tu sei già nata vecchia. Pezzo orribile, a tratti irritante, buono solo per i giochi in cerchio all'oratorio al posto dell'Alleluja delle lampadine.

Bidiel – Sono un errore: musicalmente non sono malaccio, un po' Nuovi Angeli, un po' Dik Dik. Peccato che a Sanremo si debba anche cantare...

Marco Guazzone – Guasto: ennensimo sedicente giovane cantautore, ma tutto sommato il meno peggio di tutti (ma parlare di sufficienza è eccessivo), nonostante l'ormai onnipresente brano/filastrocca senza il quale pare non si possa fare più musica in italia.

Giulia Anania - La mail che non ti ho scritto: più stonata delle vecchie sdentate in chiesa che cantano il Gloria, con l'Anania si raggiungono davvero livelli di imbarazzo altissimi. Giulia per favore, scrivi quella mail invece di cantare!

Passano il turno il piccolo Alessandro Casillo, Iohosemprevoglia, Erica Mou e Marco Guazzone. E anche un mio sonoro "esticazzi".

Per quanto riguarda i big, vengono esclusi dalla gara Gigi D'Alessio e la Bertè, i Marlene Kuntz, Irene Fornaciari e Pierdavide Carone con Lucio Dalla.

Nanì se la pija n'ter culo. E chissà se la tariffa per questo è sempre 20 euro.

Tuesday, February 14, 2012

Sanremo 2012 - La prima serata: Being John Morandi, Joan Lui, Johnny il bello (la Bertè) e un Johnny Walker liscio, grazie.

Ecco, ci risiamo. Il prologo in stile "Citizen Kane" mi sprofonda immediatamente nel disagio di un Cristiano Godano privato dell’intera discografia di Leonard Cohen.

E questo solo perché ancora non ho visto il siparietto d’apertura di Luca e Paolo che ci propongono la solita canzoncina satirica sul nuovo governo infarcita di "culi" e "cazzi" che fanno very trasgressiv alla ciellina Eiar.

Peccato, perché sulla base strumentale di Uomini soli, Kessisoglu ci aveva regalato ben altri momenti nei panni di Paolo Bitta, l’impiegato poohofilo incallito ed alfista della sit-com Camera Cafè.

Un cosa è certa: qui l’unico uomo solo è Gianni Morandi. E non certo al comando. Gianni è un mediocre dal cachet milionario, come ce ne sono tanti in Rai, ma con l'aggravante di quel modo fare da curato di campagna che incita i ragazzini della parrocchia al torneo di calcetto, irritante quanto una mutanda in mezzo al culo. Non si capisce se ci è o ci fa, ma, nel dubbio, tutto ciò che dice, ed il modo in cui lo dice, suscita pena e fastidio. Per questo, devo ammetterlo, l'unica cosa che mi suscita una certa empatia è la geniale leggenda metropolitana della sua coprofagia. Ma non siamo qui per parlare di merda, o meglio, non della merda che mangia Morandi, ma di quella che Morandi ci farà mangiare a noi. Quindi, armiamoci di pazienza e mentine e si cominci la gara.

Dolcenera – Ci vediamo a casa: tralasciando l'evidente conflitto tra le due personalità di milf e bimbominkia che si combattono in lei, Dolcenera torna sul palco dell'Ariston con una canzone sulla precarietà dei giovani (tema caldo in questa edizione). Vorrei, lo giuro, vorrei tanto concentrarmi sulla canzone, ma la rima monolocale/cattedrale spegne ogni mio entusiamo dopo soli 20 secondi dall'inizio del pezzo.

Samuele Bersani – Un pallone: abito d’altri tempi, occhialoni, base minimale, Bersani porta sul palco la perfetta sintesi tra Tricarico, assente in quest'edizione, ed Arisa, un po’ come uno shampoo/balsamo 2 in 1, ma certamente con meno efficacia. Il pezzo è coerente con l'ultima produzione del cantautore: una noia ciclopica. E piena di pretenziosità: si parla di quest'Italia che va a rotoli attraverso la metafora di un pallone bucato. Se poi aggiungiamo le stecche sparse a piene mani, dovute, pare, a problemi alla gola, beh, oltre alla noia mi assale anche la malinconia per Chicco e spillo. Ma nonostante il pallone sgonfio, la vittoria del premio della critica gli è già stata assegnata a tavolino.

Noemi – Sono solo parole: fresca di dichiarazioni memorabili, come quella secondo la quale Rihanna le avrebbe copiato i capelli rosso Ronald McDonald, ecco comparire sul palco Claudio Brachino in arte Noemi. il brano glielo ha scritto il famigerato Fabrizio Moro, quello dell'orrida "pensa prima di sparare pensa", che autoplagia il suo pezzo Eppure mi hai cambiato la vita, con il quale gareggiò a Sanremo nel 2008. Il brano parla degli alti e bassi della vita di coppia e Noemi ce la mette davvero tutta per non farmi assopire, strepita, tira fuori tutto il Joe Cocker che c'è in lei, ripete ossessivamente che "sono solo parole". Appunto. Fiumi di parole, che prima o poi ti portano via, come dicevano i sommi Jalisse.

Francesco Renga – La tua bellezza: la sconfinata vacuità dei pezzi di Renga è sempre direttamente proporzionale alla sue quotazioni per la vittoria, non c’è niente da fare. E va detto che, a parte un'iniziale imprecisione nella voce, quella di Renga è uan delle pochissime performance canore sopra sopra la sufficienza. Ma poi a me che mi frega di Renga, c’è quel pelosone di Peppe Vessicchio a dirigere, l'unico vero motivo per cui guardo il festival!

Chiara Civello – Al posto del mondo: dopo Amalia Grè e la Nicolai, ecco a voi Chiara Civello, ennesima interprete jazz famosa (ma poi sarebbe interessante capire quanto) negli Stati Uniti ma sconosciuta nella buzzurra Italia dove la musica di un certo tipo nessuno se l'incula. A parte il fatto che questo è tutto da dimostrare, se le interpreti sono del livello della Civello ben venga la fuga di cervelli. La voce è piuttosto anonima e le imprecisioni sono parecchie. Ah beh certo, c'è grande protagonismo della fisarmonica, che fa tanto Astor Piazzolla very internescional, ma fondamentalmente il pezzo sembra uscito dal repertorio degli odierni Matia Bazar, se non fosse che Silvia Mezzanotte alla Civello ci piscia in testa.

Irene Fornaciari – Il mio grande mistero: mi rifiuto di commentare un brano con un'intro strumentale degna dei pezzi di Cher del periodo dance di "Believe", tanto capire cosa dica è impossibile, problema che avevo già avuto nel 2010. Mi viene in aiuto la pagina 777 di Tv Sorrisi & Canzoni, ma dopo la strofa "lune a dondolo, io ne ho cavalcate su strade proibite" sento di poter dare alla Fornaciari un saggio consiglio: Irene, tornatene a fare rustichelle all'autogrill di Modena sud.

Evito con immenso piacere di parlare di Celentano e non certo per pigrizia o presa di posizione, ma semplicemente perché ho avuto modo di vederlo interamente. Momento molto alto quello in cui Papaleo misura l'altezza di Pupo, inspiegabilmente coinvolto nel siparietto/citazione di Joan Lui. Poi Celentano ha cominciato a parlare bene di Gesù e male di Famiglia Cristiana ed io ho preferito togliere il volume al televisore ed invocare la bestia nera Loredana Bertè.

Emma Marrone – Non è l’inferno: già meriterebbe a lapidazione per essersi fatta scrivere il brano da uno che si chiama Kekko dei Modà. E che brano poi. Un'accozzaglia di parole in salsa di denuncia sociale sulla precarietà di questi tempi espressa in rime dirompenti come "ho dato la vita e il sangue per il mio paese e mi ritrovo a non tirare a fine mese". Emma Marrone, pensandoci bene, è un po' una Gerardina Trovato dei poveri, e non che già la Trovato fosse Joan Baez... Il disagio che mi mette addosso un brano come questo è inquantificabile, quanto la voglia di vedere Emma e Kekko a chiedere l'elemosina fino alla fine dei loro giorni.

Marlene Kuntz – Canzone per un figlio: il cristianogodanesimo dovrebbe essere di diritto uno stato d'animo. Un misto di noia e voglia di morire.

Eugenio Finardi – E tu lo chiami Dio: mentre tu chiami Dio io chiamo il prete che ti dia l'estrema unzione. Peccato, perché Finardi ha pur sempre alle spalle alcune delle canzoni più belle della musica italiana (Le ragazze di Osaka, tanto per dirne una) e vederlo agonizzare su di un brano a tema religioso, di cui non è nemmeno autore, e questo lontano dalle sue corde, mi mette addosso un gran desiderio di eutanasia.

Gigi D’Alessio e Loredana Berté – Respirare: inutile commentare il pezzo, dalle sorprendenti sonorità funk, secondo le anticipazioni sui giornali, ma più verosimilmente dall'orribile sapore anni 80, gli anni 80 italiani più squallidi, quelli delle compilation Mixage. L'unica cosa di davvero sorprendente è la somiglianza sempre più accentuata della Bertè con Richard Benson, tanto che, tra un urlo e l'altro non posso fare a meno di immaginare la comparsa in scena di un pollo morto da sacrificare a Satana. E anche se non pronuncia quel "vi dovete spaventare" che è il grido di battaglia richardbensiano, noi comunque ci spaventiamo ugualmente senza problemi. Quando non urla va pure peggio: parla. Riuscendo e a stonare anche così. C'è una sola certezza sul palco ed è che esiste qualcuno di più disturbato di Celentano.

Nina Zilli – Per sempre: canzone dalle sonorità retrò, as usual, ma decisamente più romantica rispetto al suo repertorio. Io la Zilli non riesco proprio a farmela piacere, non me ne vogliate. Ha un guardaroba da urlo, una insopportabile bellezza sofisticata, ed in più sbandiera il suo essere un casino alternativa, ma tirando le somme è fin troppo palese che sia l’unica a crederci davvero in questo festival. Non fraintendetemi, la cantautrice gioca benissimo le sue carte e il brano di piazzerà senza problemi nella tripletta vincente. Ma se tra Nina e Mina la differenza è una sola consonante, quella letterina è comunque un'abisso.

Pierdavide Carone e Lucio Dalla – Nanì: Nanì è, come Bocca di rosa, un puttanone che la da via come se non fosse sua, e lo fa esclusivamente per vocazione, i soldi non le interessano. Ma Pierdavide Carone non è certo De Andrè. Se poi aggiungiamo a questa lagna sul puttantour il pensiero che anche Dalla possa avere una vita sessuale, scusate ma vado un attimo a vomitare.

Arisa – La notte: dopo aver pensionato gli occhialoni passando così da roito a brutta chic, Arisa compie un ulteriore passo avanti, mettendo una seria ipoteca sulla sua vittoria: abbandona il repertorio oriettabertesco per un pezzo strappamutande, subdolo e dal facile ascolto, che narra di una donna dal cuore infranto che si crogiola nei ricordi e nei kleenex smoccicati mangiando cibi ipercalorici. Il brano è di una banalità sconcertante, ma nessuno ha mai messo in dubbio che questo non sia requisito fondamentale per vincere all'Ariston. E poi la sua interpretazione è semplicemente perfetta, senza una sola incertezza nella voce. Indubbiamente la migliore della serata.

Matia Bazar – Sei tu: riescono nella titanica impresa d'essere più demodè di un tailleur con le spalline. Neanche il ritorno di una brava interprete come Silvia Mezzanotte, con la quale Golzi e compagni vinsero il festival nel 2002, riesce a mascherare il triste presente dei Matia: l'essere una brutta cover band di loro stessi nei tempi d'oro.

Saturday, February 19, 2011

Sanremo 2011 - Chiamami ancora amore al costo di 0,75 euro IVA inclusa.

E con questo do lo STOP ALLE TELEFONATE perché il terzetto finalista parla da solo.
D'altra parte, come segnalato per legge ogni sera dai conduttori prima dell'apertura del televoto "Al momento, non è stato possibile adottare strumenti tecnici in grado di prevenire l’eventuale abuso di televoto da parte di call center ed operatori specializzati".
Insomma, ci truffano ma prima ci avvisano.
Probabilmente è la cosa più onesta mai sentita in Italia negli ultimi vent'anni.

Sanremo 2011 - È ufficiale: Vecchioni sostituirà Belen negli spot Tim.

Chiamami ancora amore.
Mi maledico per non aver colto prima il messaggio subliminale contenuto nel ritornello del brano di Vecchioni, che assimiliato di serata in serata ha fatto cadere tutti gli spettatori in una trance di pochi secondi utili a comporre il suo numerino per il televoto.
Non c'è altra spiegazione al fatto che sia lui al momento a guidare la classifica, notizia sfuggita per errore allo sciagurato Sebastian Marcolin, direttore della divisione Digital Extension Executive di Rai Trade (non chiedetemi cosa si celi sotto questo nome; presumibilmente un phone center di quelli dove vanno a telefonare alle famiglie rumeni e nigeriani).
E io che avevo travisato completamente il significato del brano pensando che narrasse l'intensa storia di un vecchio porco che si spende tutta la pensione telefonando alle hot line erotiche!
E in tutto questo Beppe Vessicchio, che ruolo ha, lui, amico degli Amici, ex superfavoriti per la vittoria qui in veste di direttore d'orchestra del Vecchioni? Sarà vera la voce che nella barba nasconda una capsula di cianuro da ingerire in caso di vittoria del cantautore? Oppure anche per lui varrà la regola tutta italiana secondo la quale gli eventuali conflitti d'interesse possono essere opportunità e non impedimenti?
Attendiamo questo gran finale tanto quanto la fine delle esibizioni di Patty Pravo e Al Bano messe assieme!

Thursday, February 17, 2011

Sanremo 2011 - O Remo o morte

Guardare questa terza serata del festival equivale ad ascoltare in loop per tre ore di fila Italia amore mio di Pupo ed Emanuele Filiberto. Un'esperienza di pre-morte che io ancora non mi sento pronta ad affrontare.
Però fatemi sapere se Morandi riuscirà entro fine puntata a far riannettere Nizza al nostro paese.

La gara riprende dopo le 23.30 e stasera, se possibile, il panorama della sezione Giovani è ancora più desolante.
Vanno in scena la minorenne di turno dall'esibizione a rischio perché vicino alla mezzanotte come vuole il coprifuoco a la moda di Teheran, un ritardatario alle selezioni dei Carramba Boys, un duo di deficienti col nome di un'agenzia di scommesse ippiche e un femminiello coi capelli a tazza.

Micaela - Fuoco e cenere
: fuoco e cenere, vento e polvere, bene e male, tutto e niente. Bianco e nero? Destra e sinistra? Cono e coppetta? Paola e Chiara? Coca Cola e aspirina.


Roberto Amadè - Come pioggia: più che cantare si limita a soffiare nel microfono le parole, regalandoci sorrisi sbiechi e occhiate languide come un Grignani qualunque, al quale per altro assomiglia molto, ma col valore aggiunto della tipica smorfia di uno che si sta sforzando seduto sul cesso, l'unico posto dove, per altro, si può andare dopo averlo sentito.

Btwins - Mi rubi l'amore: quando i Sonohra incontrano il parrucchiere dei Jonas Brothers e capisci che l'armageddon è drammaticamente vicino.

Marco Menichini - Tra tegole e cielo: dopo essere stato scartato sia ad Amici che ad X-Factor, il piccolo Marco trova finalmente un posto libero in quell'ANFFAS della musica italiana che il Festival di Sanremo. E udendo la memorabile strofa "Venne la neve, leggera e assordante, col dito sul vetro a dipingere un'età" mi viene un fortissimo desiderio di prenderla io una tegola, ma in testa.

Passano il turno Micaela, che naturalemente non può presentarsi sul palco a ricevere di persona la notizia perché la carrozza nel frattempo si era ritrasformata in zucca, e l'insulso Amadè.

Tempo di due ripescaggi anche per i BIG e prevedibile anche qui il verdetto deciso tramite televoto: tornano in gara la Tatangelo
e Al Bano, ritardando così la liberazione di Amanda.

Per la cronaca, pare che la Francia ci ridarà Nizza. Perché le facciamo troppa pena.

Wednesday, February 16, 2011

Sanremo 2011 - Per chi non l'avesse capito, gli abiti della Canalis sono di Pucci.

L'abito della Canalis è di Pucci.
Dopo questa spiazzante informazione il Festival non sarà più lo stesso. Almeno credo fosse questa l'intenzione deglia autori, vista la spasmodica enfasi messa da Morandi nel fare ad ogni ingresso della ragazza la fatidica domanda, per la verità posta sempre in forma di "completa la frase" a un bambino ritardato: "Eli, e il tuo abito è di?...". Così come spasmodica è l'attesa generata dall'ogni volta evidente incertezza della Canalis nel rispondere "Ehhhh... sono di... Pu...Pucci". Pochi secondi ma al cardiopalma, insomma.
Tentando di dare un po' di tregua alle mie provate coronarie dopo cotante emozioni passiamo al contorno canoro.
Non mi soffermerò sulle esibizioni 2.0 dei big in gara perché non modificherei una sola delle parole scritte nel post precedente. Modificare i giudizi no, ma posso invece aggiungere qualcosa: è tutta la notte, infatti, che penso a cosa mi ricordi la canzone dei
Modà con Emma/Emma con i Modà/I Modà e Emma/Emma e i Modà: è un plagio di Vieni da me delle Vibrazioni. Ma glielo perdono perché è troppo bello ascoltare dal presentatore di turno l'enunciazione della formazione del team di autori che hanno composto cotanta fotocopia, Silveste-Zapparoli-Palmosi, tanto che intendo registrarla e metterla come suoneria del cellulare.
LE NOTE SONO 7 - PARTE SECONDA: lo so, già molti hanno gridato allo scandalo per il brano di Madonia e Battiato, costruito unendo l'intro di Sentimento nuevo, presa paro paro, a Segnali di vita, entrambi successi del cantautore catanese. Ma l'autoplagio a Sanremo non è un reato, anzi, solitamente c'è in ballo almeno il terzo posto per una cosa del genere (anche se non credo sia questo il caso...).
LE NOTE SONO 7 - PARTE TERZA: provate a cantare Per un amico in più di Cocciante sul ritornello di Bastardo della Tatangelo. Modestamente anch'io sono un po' bastarda.
Vale la pena spendere almeno una parola per l'ospite straniero di turno, un patetico Andy Garcia, talmente bolso da far nascere il sospetto che l'odiato Fidel Castro non si veda più in pubblico perché da tempo impegnato a far lavorare i succhi gastrici dell'attore. Il duetto con Morandi che segue all'intervista dovrebbe evocare le atmosfere di Buena Vista Social Club ma, nonostante l'età ci sia, finisce per assomigliare alla cover di un brutto jingle di uno spot del Bacardi Mojito cantata a un corso serale di salsa per tardone.

Ma veniamo all'evento clou della serata: le esibizioni dei primi 4 Giovani talenti da dimenticare di questa edizione 2011.
Serena Abrami - Lontano da tutto: dimenticata e dimenticabile partecipante della seconda edizione di X-Factor, Serena presenta una ballade, dimenticabile anch'essa, dalla sonorità minimali e velatamente folk scritta per lei da Niccolò Fabi. E spero siano altrettando dimenticabili in fretta anche le sue stonature.

Anansi - Il sole dentro: eccolo, Anansi, il rastamanno lindo, perché portare avanti l'utopia di Zion non significa rinunciare alla cura dell'igiene personale: lui i dreadlock li lava tutti i giorni con lo shampoo Ultra Dolce di Garnier alla camomilla e fiori d'arancio e i joint saranno anche buoni ma quanto impuzzano i vestiti signora mia! Patetico ed imbarazzante. Da spedire in Giamaica a calci nel culo, così magari scopre anche dove sia.
Gabriella Ferrone - Un pezzo d'estate: le Lollipop erano in quattro e non ne facevano una. La Ferrone è una ma ne fa quattro. E non so se sia un complimento.
Raphael Gualazzi - Follia d'amore: non è che adesso un diploma del conservatorio autorizza chiunque a credersi Paolo Conte. Grazie Gualazzi, la richiamiamo noi eh.

Tra i giovani virgulti vengono prevedibilmente eliminati Anansi e la Ferrone.
Altrettanto prevedibili le eliminazioni eccellenti di Al Bano e della salma della Pravo. Amanda ora è davvero libera. E noi con lei.

Tuesday, February 15, 2011

Sanremo 2011 - Va nel Vietnam e spara ai vietcong. E se ti avanza un colpo pure a me.

Giusy Ferreri - Il mare immenso: stavolta più che dalle parti di Amy Winehouse siamo nella sala d'attesa di un otorino laringoiatra. La voce di Giusy qui sembra un inquietante esperimento di fusione tra quella di Mietta e i suoni gutturali di Don Zauker.
Quel poco che resta è un brano dall'arrangiamento e dal testo discretamente sanremesi. Peccato che per capirici qualcosa sarà necessario attendere la versione discografica corretta con Auto-tune.

Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario - Fino in fondo: ecco che come ogni anno giunge sul palco la coppia multietnica di turno. Peccato solo che il colpo d'occhio non sia gradevole come nel caso di Giò di Tonno e Lola Ponce ma soprattutto che la canzone non sia una scaltra composizione di Gianna Nannini ma solo una cortisonica accozzaglia di note dello stesso Barbarossa. Non siamo dalle parti del brutto, siamo fino al collo nell'insensato e nell'inspiegabile, ovvero qualcuno mi spiega perché Barbarossa canta ancora? O anche solo, perché canta?

Roberto Vecchioni - Chiamami ancora amore: mi prendo la responsabilità di dire a Vecchioni una cosa che qualcuno avrebbe dovuto dirgli da tempo: Roberto, non sei Guccini, non sei Lolli nè tantomeno Jannacci. Finiscila dai.

Anna Tatangelo - Bastardo: Anna prende le distanze dallo stile "cubista da discoteca di Timisoara" di per un più sobrio "Oxa 1979", che per la verità le dona pure molto (e non sapete quanto mi secchi ammettere questa cosa), intonando un brano degno di una Marcella Bella di qualche anno fa, che già in tempi non sospetti gridò alla platea sanremese la sua masochistica passione per l'uomo bastardo.

La Crus - Io confesso: tocca a loro l'annoso ruolo della porcellana di Limoges di questo festival, con le loro raffinate sonorità, che in questa occasione hanno tinte deliziosamente vintage. E se anche Giovanardi è gonfio come Cesare Cremonini, la sua voce è dalle parti di Tenco. E il brano è semplicemente bello. Tutto qui.

Max Pezzali - Il mio secondo tempo: più che il mio secondo tempo qui si tratta di essere fuori tempo massimo. Il Jolly Blue ha chiuso da un pezzo, Max. E stavolta non c'è manco Mauro Repetto a distrarci con i suoi balletti da tarantolato.

Davide Van de Sfroos - Yanez: si parla di Yanez e Sandokan ma la sola cosa marinara che mi ispira la canzone è l'odore di frittura mista alla sagra di Lerici, l'unico posto dove Van Des Sfroos meriterebbe di suonare a vita.

Anna Oxa - La mia anima d'uomo: no scusate, me è impossibile stare attenti alla canzone quando sul palco c'è una comparsa di Tron Legacy che si dimena! Look discutibile a parte, com'è nello stile della Oxa dalla notte dei tempi, la sua voce resta una delle più affascinanti e potenti del panorama italo-albanese.

Francesco Tricarico - 3 colori: nonostante due edizioni di Sanremo non proprio indimenticabili alle spalle, il caso umano scappa ancora una volta dalla comunità e ci riprova, buttandola stavolta sul patriottismo. Non fraintendetemi, basta leggere i miei post passati per sapere quanto io apprezzi Tricarico e il suo stralunato stile, ma stavolta oltre alle immancabili stonature, suo marchio di fabbrica, è proprio l'intero pezzo ad essere completamente stonato rispetto al resto della produzione del cantautore.

Modà con Emma - Arriverà: o Emma con i Modà, o i Modà e Emma o, ancora meglio, Emma e i Modà, tanto subdola quanto goffa manovra per tentare di distogliere l'attenzione ed allontanare eventuali polemiche da lei, Emma Marrone, ennesima figlia di Maria, protettrice di tutti i co.co.Pro, pronta a far fare secondo e terzo turno ai lavoratori precari dei call center nella serata di sabato.
Per la verità siamo musicalmente abbastanza lontani dai Carta e dagli Scanu, con un brano dalle decise sonorità anni 60, che, per quanto non si possa parlare certo di bellezza, non è il peggiore ascoltato stasera.

Luca Madonia con Franco Battiato - L'alieno: dopo 2 minuti di brano una domanda sorge spontanea: dove minchia è Battiato??? Ah cazzo, ma è quello che fa il noise di fondo dall'inizio della canzone!!!!! Beh, nonostante il suo contributo si riduca a poche parole, portarsi Franco sul palco fa sempre chic e non impegna. Ed è certamente un tantino meno brutto di Sgalambro.
Il brano è scritto dallo stesso Madonia ma sprizza battianesimo da ogni nota e parola, mancano solo i dervisci rotanti sul palco.
Un pezzo raffinato ma orecchiabile. E Madonia è sempre pieno di classe.

Patty Pravo - Il vento e le rose: la faccia di Califano sulla quale hanno montato i capelli di Barbara Alberti e il corpo di Rita Levi Montalcini, vestito compreso. Ecco cos'è diventata la Pravo. Potre dire tante tante tante cose ma le sue stonature sono fatte con tanto sentimento che non mi sento di aggiungere altro. E poi non credo sappesse nemmeno bene dove si trovasse durante l'esibizione...

Nathalie - Vivo sospesa: che piaccia o no il pezzo (a me non piace, sarò sincera), è certamente coraggiosa la piccola Nathalie a interpretare qualcosa di così poco sanremese, rispetto ai miracolati dai reality che l'hanno preceduta nelle scorse edizioni, tutti pronti a far vibrare l'ugola con la canzonetta facile composta con Garage Band e i fogliettini dei Baci Perugina. Vivo sospesa è un brano dalla melodia complicata e la sua voce tradisce più di un'incertezza durante l'esibizione. Ma di sporcature ne abbiamo sentite a iosa e le sue almeno hanno un certo fascino.

Al Bano - Amanda è libera: eccolo, il pilone di cemento armato del melodico nostrano! Quando tempo fa lessi il titolo del brano, un fremito di piacere perverso mi attraversò il corpo: una canzone su Amanda Knox! Albano raccoglie la scomoda eredità di Povia! Immaginatevi la delusione nello scoprire che in realtà la canzone tratta sì di un fatto di cronaca, ma troppo sfigato pure per il Corrierino di Cellino San Marco. E per altro confusamente raccontato da un pezzo infarcito dalla prima all'ultima nota da tentativi di vituosismi vocali più adatti al Carrisi che fu, non a questo barilotto naniforme impossibilitato ad allacciarsi i bottoni della giacca causa trippa in eccesso.
Sul tema trattato, Al Bano ha detto in una recente intervista "A me è sempre piaciuto raccontare il sociale". Qui l'unica cosa di sociale di cui ci sarebbe bisogno è un assistente. Per noi, a fine esibizione.

Beffardo fu il destino, travestito da giuria demoscopica, che elimina le due Anna, Tatangelo e Oxa, che pur mancando di una travolgente carica di simpatia e un brano decente sono state tra le voci più pulite della serata.
Passa il turno pure la mummia della Pravo, tra i fischi della platea e le frase fuori luogo del Morandi (che fino a quel momento non si era espresso in pareri personali) "Sono tanto tanto contento per lei". A questo punto mi auspico che arrivi fino alla serata dei duetti di venerdì per esibirsi a sorpresa assieme alla salma trafugata di Mike.

Sanremo 2011 - C'era un ragazzo che come me amava Povia e Van de Sfroos

Lo confesso. Io, devota a San Remo più di Paolo Brosio alla Madonna, quest'anno volevo farlo; volevo boicottare il Festival. Sono molteplici i motivi che mi hanno indotto a questa estrema riflessione, motivi di ordine, morale, culturale, etico. Il motivo etico: quest'anno non c'è Povia e privata della sua sintesi tra Ci son due coccodrilli e una puntata di Verissimo la mia pancia si sente vuota come quella di un bambino del Darfur tanto amato dal nostro artista. Il motivo culturale: il martedì su Italia1 va in onda il mio programma preferito, Mistero, sì proprio quello nel quale Raz Degan commenta in esperanto i filmati di youtube spacciandoli per testimonianze esclusive sottratte da Daniele Bossari alla CIA. Ma per stavolta posso sopperire, visto che Patty Pravo sta chiaramente mutando in un chupacabras. Il motivo etico: siamo all'eresia iconoclastica. Un Sanremo con due vallette more!!!!! No dico, stiamo scherzando? E poi non lamentatevi se l'Italia va male e la Fiat vuole spostarsi in America, ok?
Intanto nel primo break pubblicitario di questa edizione si sono già visti uno in fila all'altro lo spot della Tim con Belen, quello della Canalis per Lancia e George Clooney nel tombino di Fastweb. Non mi stupirei se Fabrizio Corona, ancora mancante all'appello, si esibisse nel corso della serata in un reading del suo primo romanzo giallo da poco pubblicato, con protagonista un paparazzo detective dal meraviglioso nome Nick Zaro. Business is businnes, baby. E Sanremo è Sanremo. Che lo spettacolo abbia inizio.

Saturday, February 20, 2010

Sanremo 2010 - Riflessioni (semi)serie sulla serata finale

Ci sono riusciti, alla fine hanno vinto loro. Alle ore 0:00 mi ritrovo a tifare Valerio Scanu, perdendo anche l'ultimo briciolo di dignità rimastami, senza neanche scervellarmi più nel tentar di cogliere il significato del verso "a far l'amore in tutti i laghi". Anzi, viva i laghi e viva i loro straripamenti, soprattutto se a esondare sarà quello di Ginevra, città dove risiede la famiglia Savoia. E con lui anche tutti i laghi d'Italia, perché dopotutto questo paese ha più di una colpa da annegare.
Infatti la vera domanda da porci non è perché l'orribile inno colonialista del giovin principe sia arrivato in finale, ma perché sia stato ammesso!
Il problema, come sempre, sta alla radice. E nel sistema. Un sistema che organizza quest'ultima puntata festivaliera a immagine e somiglianza dell'Italia di oggi: ci sono i politici che litigano, gli operai in cassa integrazione che piangono, la banda dei Carabinieri, i bambini prodigio, i cellulari di Moggi (i televoti pilotati), i paraculi (tanti, ma il re è senz'altro Povia), i nani (Pupo), le ballerine (la Cuccarini), la religione (il figlio di Maria: Scanu) e perfino gli orchestrali che strepitano come dei Vittorio Sgarbi qualunque all'eliminazione di Malika Ayane. E, last but not least, gli aiuti del governo ai precari, sotto forma di doppi turni nei call center affittati da Emanuele Filiberto. Dunque ditemi ora: secondo voi Italia amore mio stonava davvero così tanto lì in mezzo?

Friday, February 19, 2010

Sanremo 2010, ovvero: anche il maligno guarda il festival e tifa per Povia. Ora ho le prove!

Malika Ayane con Sabina Brazzo: visto che la lingua italiana non è ancora un'opinione, se si chiama "serata dei duetti" un motivo ci sarà, Cristo santo. Per questo mi incazzo con chi, come la Ayane, non si mette in gioco, limitandosi a portare con sé sul palco una ballerina che sgambetta sullo sfondo mentre va in scena l'interpretazione di sempre. È vero, Sabina Brazzo è la prima ballerina della Scala, ma per me potrebbe anche esserci lo zombie di Don Lurio che la cosa non cambierebbe. Boring. E scorretta.

Simone Cristicchi e il coro dei minatori di Santa Fiora: il coro di canuti minatori del Monte Amiata aveva già accompagnato Cristicchi in altre occasioni certamente più felici; qui il loro supporto al brano è limitato al solo ritornello e i microfoni sono volutamente tenuti bassi. Il perché lo capisco quando il regista fa una carrallata di primi piani: non c'è una labiale che corrisponda alle parole esatte da cantare. Sgangheratissimo ma quantomeno divertente.

Irene Grandi con Marco Cocci: Marco Cocci ci aveva già dato prova delle sue TOTALMENTE ASSENTI qualità vocali al festival di due anni fa, duettando con L'Aura e i Rezophonic. In compenso mette in scena la miglior prova recitativa della sua carriera, calandosi così "strasberghianamente" nella parte da risultare un perfetto sosia di Francesco Bianconi, con tanto di capelli visibilmente iperseborroici.

Irene Fornaciari e i Nomadi con Mousse T & Suzie: come se non fosse già sufficientemente male assortito l'accoppiamento tra lei e i Nomadi, la Fornaciari si porta sul palco Mousse T (sì è quello che sembra il sosia del mago Forrest) e la sua cantante feticcio Suzie. Niente da segnalare nella performance, se non il solito Danilo Sacco che stavolta si presenta vestito da Harry Potter con occhialetti tondi e divisa da studente di Hogwarts!

Marco Mengoni con i Solis String Quartet: l'idea di presentare il pezzo accompagnato solo da un quartetto d'archi non è male, ma purtroppo l'unico punto vagamente difendibile del bruttissimo pezzo di Marco stava proprio nell'arrangiamento originale. Stavolta la sua intonazione presenta anche qualche piccola sporcatura, ma il Mengoni dimostra ancora una volta di sapere tenere il palco meglio di chiunque altro veterano.

Cavour, D'Azeglio, Rattazzi con Marcello Lippi e le Divas: ero indecisa se valeva la pena sprecare parole su questa esibizione. Ma il tappeto di fischi e il coro "Cassano Cassano" che accompagna la loro entrata in scena mi ha infonde un motivo in più per andare avanti. Appare subito chiaro che il più patetico del gruppo è proprio il CT della Nazionale, che gela la Clerici interrompendo malamente la sua presentazione, per arringare la folla come un Duce (abusando ampiamente del tempo a disposizione per l'esibizione) con un discorso sull'amor patrio che il brano dovrebbe risvegliare, al termine del quale se ne va. Cosa resta? Beh, la conferma inequivocabile che questo sia una merda di pezzo per pezzi di merda.

E ora una parentesi off-competion: se ieri sera una Nilla Pizzi morta ha cantato dal vivo, stasera una Jennifer Lopez purtroppo viva canta con un playback che manco alla prima edizione di Non è la Rai. ADONILLA È ROCK. J.LO È LENTA.

Valerio Scanu con Alessandra Amoroso: il pezzo andrebbe ri-intitolato "Per tutte le volte che mi scassate la minchia", perché sinceramente comincio a non poterne più.

Arisa con la Lino Patruno Jazz Band: anche stavolta Arisa sceglie un raffinato musicista jazz e la sua band per la serata dei duetti. Il brano è totalmente riarrangiato in stile "orchestrina da cabaret della Repubblica di Weimar", e la cantante si presenta in scena con un look che richiama quello di Liza Minnelli nell'omonimo film Bob Fosse, (no, non vi preoccupate, la guepiere non ce l'aveva!) rinunciando addirittura agli occhiali suo marchio di fabbrica, oltre che alle sorelle Marinetti, che invece non avrebbero per nulla stonato in questo quadretto. A me piace e diverte, ma i riferimenti stavolta sono davvero troppo alti per un pubblico che ripesca in gara Italia amore mio.

Enrico Ruggeri con i Decibel: il timore che si potesse cadere nel patetico ce l'avevo eccome. Ma alla prima nota cedo completamente alla fascinazione della tastierina anni 80. Per l'occasione Ruggeri indossa pure i mitici occhiali con montatura bianca che fecero tendenza all'epoca e anche se non ha più la voce né i capelli di quando i Decibel cantavano Contessa e Polvere, l'esibizione è la migliore della serata grazie ad una ritrovata confidenza col palco e alle incertezze vocali quasi del tutto dimenticate. E l'arrangiamento è ancora una volta il migliore in gara. E viene giustamente premiato con l'ELIMINAZIONE.

Noemi con i Kataklò: fa almeno cinque o sei vocalizzi un'ottava sotto e si dimentica di nuovo il testo. In più abbraccia la criminosa "tattica Ayane", portando sul palco solo lo sciapo contorno di alcuni ballerini. Non ci siamo Noemi!

Fabrizio Moro con Jarabe De Palo e Dj Jad: cominciamo benissimo, con la Clerici che dimentica di presentare Dj Jad, ma d'altra parte lui è sempre stato un po' il Mauro Repetto degli Articolo 31.
Jarabe De Palo, patetica meteora ispanica che giusto in Italia ci ricordiamo, si crede Manu Chau e mi aspetto che da un momento all'altro si metta a rollare un joint sul palco. Joint che invece dovrei farmi io, assieme a dieci bicchieri di Vecchia Romagna, per reggere questa porcata sonora. ELIMINATO.

Povia con Marco Masini: contemporaneamene a questa esibizione su Rai4 (e giuro che è tutto vero, controllate pure i palinsesti) sta cominciando L'Esorcista in versione integrale e lo prendo come un oscuro presagio. Roba che Roberto Giacobbo ci farebbe su almeno una ventina di puntate di Voyager. Quindi impugno il rosario fosforescente di Padre Pio che regalava un vecchio numero di Gente e cambio canale. No anzi, chiamo Padre Amorth.

LE NUOVE PROPOSTE:

Jessica Brando - Dove non ci sono ore: finalmente la vediamo dal vivo dopo l'imbarazzante video di ieri sera. E dopo una strofa sento la mancanza del girato stile Dogma 95 di ieri sera, perché almeno distraeva dall'ascolto. La quindicenne Jessica interpreta il classico brano da donna in menopausa con quattro divorzi alle spalle e l'agenda fitta di lezioni di pilates. E lo fa prendendosi pure drammaticamente sul serio, con voce impostata e mano protesa verso l'infinito. Aridatece di Gazosa!

Tony Maiello - Il linguaggio della resa: il trionfo del "Cioè pensiero". Viene sommerso dai voti di tutte quelle dodicenni che, preoccupate di poter restare incinta dopo un solo bacio, trovano comunque grande gratificazione sessuale in una sua languida occhiata, senza alcun rischio di incappare in brutte sorprese. E va a vincere, sovvertendo i pronostici che davano la Zilli favorita. Riguardo alla performance, spreco solo poche parole: da orchite fulminante. Ma più patetico ancora il siparietto post premiazione, con il padre di Tony che compie un gesto di "cavallopazziana", zompando all'improvviso sul palco e spaventando la Clerici, che dopo essersi ripresa dallo choc grida "Ecco il marito di Mara Maionchi!". Sob. Si conclude il tutto con l'allungamento di un paio d'anni della vita di quest'ultima, dopo che Tony alla domanda di Antonella "Ma dovè Mara?" risponde "Sarà morta". Mara è morta, lunga vita a Mara.

Luca Marino - Tu non mi dai pace: è vero, il pezzo non è un plagio di Piccola e fragile di Drupi: è un plagio di Piccola e fragile con un brave passaggio strumentale preso paro paro da Minuetto di Mia Martini. E nessuno continua ad non accorgersene, per Dio!

Nina Zilli - L'uomo che amava le donne: nel suo modo di cantare continuo a trovare un so che di davvero irritante, ma stavolta sono disposta a lasciar correre e diventare la sua migliore amica purché mi apra le porte della sua cabina armadio.

Thursday, February 18, 2010

Sanremo 2010 - La terza serata, ovvero: pere, pesche miracolose e altri frutti appuntiti messi in luoghi impropri.

Serata di ripescaggi: i cinque BIG eliminati nelle precedenti serate ripropongono i loro bellissimi brani duettando con un'ospite italiano o straniero. A decidere chi potrà tornare in gara sarà il pubblico a casa tramite televoto. Quindi potremmo anche chiudere la televesione ed andare a dormire perché tutto è già perfettamente scritto. Ma perché mai lasciar perdere l'opportunità di farmi venire una dissenteria fulminante riascoltando la voce di Emanuele Filiberto? Quindi andiamo avanti e passiamo alle esibizioni.

Toto Cutugno con Belem Rodriguez: va in scena un match epico: STONATURE DI TOTO vs LE PERE DELLA RODRIGUEZ. Le stonature vincono per ko alla prima ripresa.

Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con Le Divas: i nostri tre eroi monarchici portano sul palco un quartetto di sedicenti soprani strappone prestate loro da papà Vittorio Emanuele (a Pupo avrà regalato anche qualche videopoker?), ma avrebbero certo fatto migliore figura chiedendo in prestito ad Arisa le sorelle Marinetti. Meriterebbero l'impiccagione in piazzale Loreto e invece vengono RIPESCATI. D'altra parte per un popolo che si ostina a votare Berlusconi questa è normale amministrazione.

Valerio Scanu con Alessandra Amoroso: la Sony, autentica S.P.E.C.T.R.E. dell'industria discografica terroristica mondiale, mette in atto un piano criminale raffinatissimo, sfruttando a suo favore le debolezze dell'avversaria EMI, reduce dalla Caporetto del cavallino vincente Scanu, prestandogli la sua agente speciale sotto copertura Alessandra Amoroso. Va così in scena "Maciste contro il Grande Puffo". Perché la Amoroso, altra figlioccia di Maria, non è certo un talento miracoloso, ma a confronto di Scanu appare Dionne Warwick. La Amoroso appare sul palco a canzone iniziata come Anna Oxa in duetto con Fausto Leali ai tempi di Ti lascerò (quasi a dire "sono io la vera diva, stronzo!"), pettinata come Plastic Bertrand negli anni d'oro, e appare subito chiara una cosa: se il brano l'avesse portato in gara lei sarebbe arrivata prima. Il RIPESCAGGIO è scontato. Così come anche l'ottimo piazzamento che avrà Scanu in finale, grazie al supporto del pubblico a casa. C'è un lato positivo in tutto questo: potremo vedere ancora un volta il maestro Beppe Vessicchio dirigigere l'orchestra e sognare di affondare la mano nella sua folta barba per vedere se dietro è nascosto il passaggio per una dimensione parallela.

Sonohra con Dodi Battaglia: Due poppanti ed uno zombi. Primo, e speriamo anche ultimo, grande esperimento di nichilismo discografico.

Nino D'Angelo e Maria Nazionale con Ambrogio Sparagna e le Voci del Sud: Nino e Maria portano sul palco un nutrito gruppo di rappresentanti canori delle regioni del sud d'Italia e il musicologo Ambrogio Sparagna, ma la canzone è già sufficientemente caciarona di suo e l'effetto ottenuto è traducibile in queste semplici parole: UN GRAN BORDELLO DA FIERA PAESANA. Allora tanto valeva portare Tullio De Piscopo e Tony Esposito con il loro pentolame. Il pezzo, comunque, è l'unico che meriterebbe davvero il salvataggio, semplicemente perché Nino è Nino. E se proprio vogliamo dirla tutta, la Nazionale questa sera è splendida.

È passata da un pezzo la mezzanotte quando vanno finalmente in scena le utime cinque Nuove Proposte. Tutto questo ritardo per rendere omaggio alla salma di Nilla Pizzi, portata in scena su un carrellino come il dottor Hannibal Lecter.

Jessica Brando - Dove non ci sono ore: essendo minorenne, secondo il regolamento di retaggio fascista non può cantare in diretta e viene mandato un bruttissimo filmato realizzato durante le prove dove manca soltanto la donna delle pulizie dell'Ariston che le ramazza intorno. Scandaloso. E siccome non c'è fine al peggio la Clerici tenta di mettere una toppa che si rivela peggiore dello strappo da rammendare, dicendo tra le righe che sarebbe giusto votarla per premiare questa penalizzazione. La Brando finisce per QUALIFICARSI facendo suo malgrado la figura della raccomandata. Ed è un peccato perché se la sua canzone è abbastanza brutta e scolastica, in compenso la sua voce da dei punti anche a molti big in gara.

Nicolas Bonazzi - Dirsi che è normale: al centro di un piccolo giallo nei giorni precedenti perché pare avesse incautamente pubblicato sul suo MySpace il brano in gara. Chi se ne frega, tanto sfido chiunque a capire anche una sola parola del Bonazzi. Imita i vocalizzi di Tiziano Ferro, ma la sua vistosa ERRE arrotata necessita di una sottotilazione alla pagina 777 del televideo. ELIMINATO. La sua scheda di presentazione ci racconta che Nicolas tempo fa stava per emigrare in America a tentar fortuna. Beh Nicolas, ora più niente ti trattiene, men che meno io.

La fame di Camilla - Buio e luce: essendo l'unico gruppo musicale in gara in questa edizione, non nascondo che avevo non poca curiosità di sentirli. La fame di Camilla sono un gruppo ambizioso, a cominciare dal nome ispirato a Feuerbach. A dire il vero ho qualche diffcoltà a capire dove vogliano andare a parare: si presentano come rockettari indie ma non ci credono fino in fondo nemmeno loro e il risultato finale è più simile a un pezzo dei Baustelle (con tanto di corista che fa la doppia voce alla Rachele) senza però i testi del Bianconi. Ad ogni modo il brano si lascia decisamente sentire: l'arrangiamento non è male e alla radio funzionerà benissimo. Sarebbero gli unici che meriterebbero davvero la promozione alla finale e invece vengono ELIMINATI.

Tony Maiello - Il linguaggio della resa: già meteora della prima edizione di X-Factor, Tony non ci sta e con questa sua nuova breve parentesi sotto i riflettori Rai si avvia ad essere il primo caso documentato di meteora che ridiventa meteora. Non può non essere così per un ragazzo che ha sempre basato quel po' di notorietà esclusivamente sugli ammiccamenti alla telecamera. Maiello stona alla grande, ha la voce più volte calante e il pezzo è un'orrida nenia che conduce l'ascoltatore al suicidio. Sembrerebbe uno scarto di Gigi D'alessio se non fosse che il brano è scritto da Alberto Salerno, marito di Mara Maionchi, autore di Io vagabondo dei Nomadi. QUALIFICATO.

Romeus - Come l'autunno: un arrangiamento quasi soul per un pezzo scritto da Tricarico, simile però ai Negramaro, ma che nel ritornello diventa dei Baustelle, che il giovane interpreta come Riccardo Maffoni che imita Giuliano Sangiorgi. Che pasticcio Romeus! ELIMINATO.