Tuesday, August 28, 2007

Eugenio Finardi - Amami Lara (1999)

Un messaggio universalmente allarmante quello che emerge da questo brano: la Playstation fa malissimo. Rincoglionisce completamente, stermina i neuroni, sparge il sale su quel poco che rimane nella scatola cranica e tanti saluti.
Non si spiega altrimenti questo caduta in picchiata di un cantautore eccellente come Eugenio Finardi (autore di canzoni splendide come Le ragazze di Osaka, Diesel, Musica ribelle, solo per citarne alcune) che, con questa Amami Lara, non solo tocca il fondo ma lo trapassa in direzione del centro della terra.
Se vi state domandando il perché è presto detto: la Lara del titolo è proprio Lara Croft, la tettonissima archeologa virtuale protagonista di Tomb Raider.
In questo brano, Finardi racconta il rapporto tra un uomo solo che in un mondo di "anoressici sentimentali" (citando il testo) ha l'illusione di trovare un po' d'amore comandando l'eroina nel gioco. Il protagonista tribola assieme a lei nel superamento dei pericoli, le grida di stare attento, la prega di rivorgergli almeno uno sguardo. Che dire: un vero inno del sociopatico!

Lara lotta sola contro il mondo
Cerca di sentirlo meno finto
Lara vuole andare fino in fondo
Sola persa nel suo labirinto
Lei non sa che la so vedere
Lei non lo sa che le vorrei dire
Amami Lara
Amami ancora
Guardami dentro solo un momento
Fermati un poco esci dal gioco
Fatti aiutare non ricominciare
Dammi un minuto fammi salvare.
Credo nella forza dell'amore
Chiedo più rispetto ed attenzione
Ma negli occhi della gente
Leggo solo delusione
Quel che sento non vale niente
E'solo un sogno, un'illusione.
Amami Lara
Amami ancora
Guardami dentro solo un momento
Fermati un poco esci dal gioco
Fatti aiutare non ricominciare
Dammi un minuto fammi salvare.
Soli nel tempo indifferente
A caccia di tutto ma non resta niente
Cambia la faccia degli ideali
Tutti anoressici sentimentali.
Lei non sa che la so vedere
Lei non lo sa che le vorrei dire
Amami Lara
Amami ancora
Guardami dentro solo un momento
Fermati un poco esci dal gioco
Fatti aiutare non ricominciare
Dammi un minuto fammi salvare.
Amami Lara
Giochiamo ancora.

A chi chiese come gli fosse venuta in mente l'idea di questa canzone, Finardi rispose di aver composto la musica mentre suo figlio giocava a Tomb Rider. Si si, adesso la colpa è del figlio...
Il pezzo si piazzò undicesimo su un totole di 14 canzoni in gara e venne inserito esclusivamente come bonus track nella riedizione dell'album del 1998 Accadueo.
Poco tempo fa ho avuto modo di vedere Finardi dal vivo e voglio rassicurare tutti sul fatto che Amami Lara non era in scaletta!

Per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia, spesso mare

Parafrasando il delizioso motivetto di Piero Focaccia, sono felice di annunciarvi il primo anno di vita si SanreMOSTRI. E nonostante l'impossibilità, soprattutto negli ultimi mesi, di aggiornare il blog, vi invito a restare fedeli frequentatori del ponente ligure. Dopotutto perché andare fino in Sardegna per trovare uno Smaila o un Calà qualunque quando qui potete incontrare gente interessante come Toto Cutugno! Quindi preotate la vostra sedia sdraio fronte mare algoso per tutta la stagione: nuovi post vi attendono.
Un grazie a tutti quelli che ci hano letto, che ci leggeranno, che hanno mandato suggerimenti e che hanno avuto pazienza durante i periodi di silenzio stampa.
Grazie a tutti.

Wednesday, August 08, 2007

Domenico Mattia - Tulilemble (1981)

Rimaniamo nel 1981 per parlare dell'unico vero idolo di questa edizione: tal Domenico Mattia.
Escluso dalla finale e successivamente dimenticato da tutti. Strano, con un pezzo accattivante, a cominciare dal titolo, come Tulilemble mi sarei immaginata una grandinata di dischi d'oro.
Vent'anni prima dei Turu turu di Giada e Francesco e dei www.mipiacitu dei Gazosa, Mattia, crea un linguaggio tutto suo per riuscire a dichiararsi all'amata e non cadere nel ridicolo: "Tulilemble blu tulilemble blu tu li lè è soltanto un modo per dirti muoio per te". Provatelo con le vostre fidanzate. Se non chiamano immediatamente la neuro il successo è assicurato!
L'indiavolato arrangiamento rockabilly del brano, in ritardo di più di vent'anni sul genere, e la volontaria storpiatura delle parole (immaginate Mal dei Primitives che imita Piero Pelù...), rendevano il tutto ancor più meravigliosamente insensato.

Non ho il cavallo bianco
nè il mantello di velluto però
se mi darai l'anello ciò che voglio
prima o dopo l'avrò.
Che cos'altro si può dire?
Dai usciamo di qua.
A quest'ora della notte che si fa?

Tulilemble blu tulilemble blu tu li lè
è qualcosa che di sicuro piace anche a te.
Tulilemble blu tulilemble blu tu li là
e la nostra storia d'amore comincerà
e più bella sarà.

Non credere che io sia matto
voglio solo dirti che
non è mai stato facile per una donna
stare con me.
Se però ci vuoi provare
il mio regno ti do
e non chiedermi le cose che non ho.

Tulilemble blu tulilemble blu tu li lè
è qualcosa che di sicuro piace anche a te.
Tulilemble blu tulilemble blu tu li là
e la nostra storia d'amore comincerà.
Tulilemble blu tulilemble blu tu li lè
è soltanto un modo per dirti muoio per te.
Tulilemble blu tulilemble blu tu li là
e la nostra storia d'amore comincerà.

Dopo la fugace apparizione all'Ariston, del nostro idolo non esiste alcuna traccia, né sul mercato discografico, né su internet. Se qualcuno ha notizie vi prego di farcele avere!

Tuesday, August 07, 2007

Marcella Bella - Pensa per te (1981)

Sinceramente non conoscevo questo pezzo. Ad un mercatino scovai il 45 giri nascosto sotto la titanica (e diabetica) discografia completa di Albano e Romina. Marcella era lì, ritratta in colori fluo, più anni 80 degli anni 80 stessi, con t-shirt extralange giallo canarino annodata in vita e in una posa incomprensibile. Questo fu sufficiente per desiderare ardentemente di fare mia questa perla discografica.

Quella del 1981 fu un'edizione davvero ricca. Sul palco dell'Ariston sarebbero risuonate le note di canzoni tutt'ora indimenticate: Per Elisa di Alice, Maledetta primavera di Loretta Goggi, Ancora di Edoardo De Crescenzo, Sarà perché ti amo dei Ricchi e poveri, Caffè nero bollente di Fiorella Mannoia, solo per citarne alcuni. Contro questi pezzi da novanta cosa decise di portare la panterona di Catania, a parte i capelli più fonati del creato? Beh, cosa se non questa meravigliosa Pensa per te, scritta su misura per lei dal solito fratello Gianni con l'inseparabile Bigazzi, un brano impegnato ed emozionante quanto la lettura del ricettario di Suon Germana. E non a caso parlo di cucina. Il pezzo, infatti, comincia regalandoci una profonda perla di saggezza culinaria della quale dovremmo fare tesoro: "il limone non ci va sul pesce!" grida lei, durante i preparativi per la cena. Cena organizzata da lui per portarsela a letto dopo qualche bicchierino di troppo. Ma Marcella, che è donna di mondo, ha capito il suo piano e vuole evitare coinvolgimenti che le spezzeranno il cuore in futuro.
Ma apprezzerete questo pezzo pienamente solo dopo averne letto il meraviglioso testo integrale:

Il limone non ci va sul pesce
Scotta ancora la banana flambè
Dammi il vino che non ti riesce
Ad aprirlo mangia e pensa per te
Pensa per te
Che a me ci penso da me
Anche perché stasera
Con il sesso voglio andarci piano
E il tuo piano non funziona con me
Stiamo in folle è meglio se evitiamo
Materassi a molle whisky e moquette
Pensa per te
Che a me ci penso da me
Anche perché ognuno pensa per se
Pensa per te
Che a me ci penso da me
Anche perché stasera
Stiamo in folle e un bacio ci scatena
Non ci addormentiamo fino alle tre
E poi ci vuole la dolcezza
Sarò fatta male sarò pazza
Ti voglio bene con un cuore di ragazza
Che ogni volta mi si spezza in tre
Stasera pensa per te pensa per te
Che a me ci penso da me
Anche perché ognuno pensa per sé
Pensa per te che a me ci penso da me
Anche perché stasera
Stiamo in folle meglio se evitiamo
Materassi a molle whisky e moquette
E poi ci vuole la dolcezza
Sarò fatta male sarò pazza
Pensa per te che a me ci penso da me.

La canzone si piazzò solo diciottesima, vedendosi sorpassare pure da quel supplizio sonoro che era Blue di Sterling Saint-Jacques (leggi il post che ho dedicato a questo capolavoro),
E' la stessa Marcella ad indicare ancora oggi Pensa per te come il suo peggior pezzo da lei mai interpretato. Viva la sincerità.

Monday, August 06, 2007

I figli di Bubba - Nella valle dei Timbales (1988)

Il 1988 fu, senza ombra di dubbio, una annata pregna di memorabili fatti: il trionfo di Massimo Ranieri con Perdere l'amore, canzone tutt'ora in auge sotto le docce di tutto il mondo, il sesto posto di Mino Reitano con l'imprescindibile Italia, l'ennesimo secondo posto di Cutugno, l'esordio di futuri big quali Biagio Antonacci, Giorgia e Mietta. Ma perché parlare di tutto questo quando posso dedicare un post a I figli di Bubba?
Nonostante quell'edizione fosse tutt'altro che sottotono, nessuno li ricorda o cita mai. Forse perché la formazione era composta da emeriti sconosciuti? Mmm, vediamo... c'era un tal Mauro Pagani, un certo Franz Di Cioccio e poi i signori Enzo Braschi e Sergio Vastano...
Meglio fermarsi un attimo. Delle quattro persone nominate fin'ora, almeno due sono classificabili come monumenti viventi della musica italiana: Pagani e Di Cioccio, entrambi membri della PFM (Di Cioccio nè è a tutti gli effetti il fondatore) entrambi polistrumentisti, cantanti, geniali autori.
Braschi e Vastano non necessitano di presentazioni. D'accordo, la loro capacità di far ridere è sempre dipesa dalla quantità di negroni trangugiati prima di vedere una loro trasmissione, ma è impossibile parlare di comicità italiana anni 80 senza nominarli.
Aggiungiamo a questi quattro altri 3 curiosi personaggi: Giorgio Manfredi (scrittore, saggista, cantautore e sceneggiatore) e i giornalisti Roberto Gatti e Alberto Tonti.
Insomma, cosa ci si poteva aspettare da questo trust di cervelli? Beh, immagino qualcosa lontano anni luce da Nella valle dei Timbales.
Per la verità, mascherato da una melodia presa a prestito da Tropicana del Gruppo Italiano e un testo decisamente surreale, il brano è una critica allo yuppismo imperante, tematica molto ricorrente verso la fine degli anni 80. La valle dei Timbales è un'isola felice, lontano dal logorio della vita moderna, dove Celentano non canta, non c'è la Carra e non bisogna compilare un 740: praticamente un inno ai paradisi fiscali come le isole Cayman.

Dopo una vita di risparmi, di bot e cct
Io devo proprio riposarmi, andare via di qui
Fanculo all'esclusiva, fanculo alla tivù
Saluti a tutti quanti, non vi vedrò mai più
Andrò laggiù nella valle dei Timbales
Tra peones, marones, salmones, daiquiri e bon bons
Laggiù dove la femmina è procace
Vivace, mordace, fugace, vorace lo so
Laggiù senza il sette e quaranta, Celentano non canta
La Carrà non c'è più
Laggiù con le dita nel naso, le lenzuola di raso
E il mio amore Mariù
Mi mancherete tutti lo so
Chissà come farò senza la faccia di Andreotti
Non sopravviverò
Senza lasagne surgelate, la maschera antigas
Le ferie intelligenti, la turbo e l'ananas
Andrò laggiù nella valle dei Timbales
Tra peones, marones, salmones, daiquiri e bon bons
Laggiù dove la femmina è procace
Vivace, mordace, fugace, vorace lo so
Laggiù senza colpo ferire
Sdraiarmi a dormire
Laggiù con la man nella mano
A guardare lontano
Senza sapere perché
Laggiù con le dita nel naso, le lenzuola di raso
E il mio amico Tommaso
Laggiù senza colpo ferire
A sdraiarmi e dormire
E pensare un po' a voi
Laggiù lontano lontano
Io vi passo la mano
E vi saluto ancora un po'.

Troppo poco demenziali per poterli considerare a tutti gli effetti colleghi di Elio e le storie tese, troppo poco impegnati per considerarli un gruppo "serio", troppo talentuosi i componenti per fregiarsi almeno del titolo di gruppetto "meteora". Forse
è per questo che nessuno li ricorda? Forse neanche i componenti stessi ricordano di aver fatto parte di questo gruppo. Che poi , ad essere onesti, in classifica si piazzarono quattordicesimi su un totale di 26 concorrenti. Più che onesto.
Dopo sanremo il gruppo incise un album dal titolo Essi, con copertina ipertrash con taroccamento del logo Esso. Geniale. Dopodiché tutti tornarono alle cose a loro più congegnali: Pagani e Di Ciaccio tornarono a fare i musicisti impegnati, Mafredi, Gatti e Tonti alla scrittura, Braschi si dedicò allo studio dei nativi americani e Vastano... boh... però lo scorso anno è finito all'isola dei famosi...

Dimenticavo di precisare che che il gruppo prese il nome dal giornalista sportivo di "90° minuto" Giorgio Bubba.

Un'ultima curisità per musicisti feticisti: Roberto Gatti, durante l'esibizione all'Ariston, suonava uno strumento chiamato (ma guarda che fantasia) "bubbafono", un parallelepipedo di legno con pulsanti e manopole che emetteva suoni a casaccio, diversi a seconda della pressione esercitata con i polpasterlli. Di quello strumento ne esitono solo due esemplari al mondo quindi se scoprite che un vostro amico ce l'ha siete assolutamente legittimati a sottrarglielo con l'inganno!

Monday, July 30, 2007

Gigi Sabani - La fine del mondo (1989)

Il bravo imitatore Gigi Sabani ci aveva già ragalato indimenticabili prove di bel canto interpretando capolavori imprescidibili come A me mi torna in mente una canzone o Cantate lo jodel. La consacrazione definitive, però, l’avrebbe potuta avere solo cantando davanti a 16 milioni di italiani sul palco dell’Ariston. L’occasione richiedeva di fare le cose in grande e venne chiamato il migliore autore di tutta la provincia di La Spezia, Toto Cutugno (lo so, lo so, alla fine parlo sempre di lui ma che ci posso fare se sbuca dappertutto!), che, in piena estasi mistica, decide di musicare un paio di Vangeli Apocrifi.

È giunta l’ora per l’intero universo: Dio sta arrivando sulla terra per giudicare i suoi abitanti. L'apocalisse, insomma. Ma ad attenderlo non ci sono folle di fedeli penitenti con tanto di cilicio. D'altra parte Gesù non pioverà certo dal cielo come una qualunque divinità da due miracoli e basta... Usa, infatti, il suo jet privato e attenderlo c'è la diretta tv, il grande giornalista americano che vuole l’esclusiva per l’intervista, i fotografi pronti a scattare la foto da copertina e, ciliegina sulla torta, c’è pure Celentano che, vedendo il Padreterno esclama “Me l’aspettavo un po’ più biondo!”.

Me lo aspettavo un po' piu' biondo
è arrivata la fine del mondo.
Può anche darsi che sia stato poco attento alla TV
mi è sembrato di capire che domani arriverà Gesù,
col suo aereo personale vuol deverci tutti alle otto,
viene giù per fare i conti
e qualcuno se la fa già sotto.
Dagli alberghi ad ore stan scappando tutti per le scale,
c'è chi domanda ad amici e parenti se peccare è normale,
c'è chi prenota un prete, un monsignore o meglio un cardinale
voglion tutti quella raccomandazione giusta e un po' speciale
e dalla America arriva il grande giornalista,
vuol vedere Gesù per fargli un'intervista
la copertina in esclusiva mondiale, sarà un avvenimento eccezionale.
Abbiam toccato il fondo
è arrivata la fine del mondo
e adesso dove mi nascondo
è arrivata la fine del mondo.
Allora vengo da te
oppure vieni da me,
ma dove andiamo?
Non mi dire, non mi dire cosa ci potrà capitare,
vedo già la gente uscire come fosse ferragosto al mare,
c'è chi va in macchina o col treno in direzione Vaticano,
che confusione generale,
ci fa aspettare in prima fila Celentano,
e finalmente le otto, c'èuna grande tensione
c'è chi piange e chi ride, siamo in mondo-visione
dal suo aereo privato
è proprio Gesù.
Io quasi quasi gli do del tu.
Me lo aspettavo un po' piu' biondo
è arrivata la fine del mondo,
e adesso cosa gli racconto,
è arrivata la fine del mondo.
Allora vengo da te
oppure vieni da me,
ma dove andiamo?

Ma il Vaticano dov’è quando serve? Quel giorno alla Santa Sede erano tutti andati ad ascolatare un live di Fra Cionfoli featuring Suor Sorriso, non c’é altra spiegazione. E il mancato intervento delle autorità ecclesiastiche permise a Sabani di tornare sul palco nella serata finale ed interpretare ogni strofa imitando la voce di un personaggio famoso: da Mike Buongiorno, a Beppe Grillo, al già citato Celentano. Roba che ancora oggi mi verrebbe voglia di mandare a Ratzinger un'audiocassetta con inciso questo brano, sperando che ricostituisca la Sacra Inquisizione.
A punire Sabani ci pensò il pubblico sanremese, nonotoriamente timorato di Dio, che scaraventò al penultimo posto in classifica questo capolavoro.

Rimane un mistero se Cutugno si sia "ispirato" volontariamente alla celebre It's the end of the world as we know it dei REM, pubblicata due anni prima, oppure sia solo una coincidenza.

Friday, July 27, 2007

Ricchi e Poveri - Un diadema di ciliegie (1972)

Estrema emanazione dello stile "agriturismo-folk" che, in virtù del successo di Che sarà (1971), contraddistingueva gran parte del repertorio del gruppo ligure, all’ora ancora composto da 4 elementi (Marina Occhiena sarà compagna di acuti con la brunetta Angela fino al 1981) e non solo (Montagne verdi di Marcella Bella ne è un ottimo esempio).

Un flauto e una chitarra fanno da base a questo affresco biologico al sapor di Tavernello rosè. Un borgo sperduto, gatti che sonnecchiano, la bella contadina, il fabbro che l’ama, i balli nella vigna fino a notte fonda. In mancanza di un solitario De Beers, lui regala a lei un prestigioso diadema di cieliegie. Che poi, diciamola tutta, se ti vien fame te lo puoi pure mangiare!
Fin qui tutto bene, sempre che non siate già stati divorati dai tafani.
Ma ragazza non gliela da perché vuole almeno un fottutissimo solitario da mezzo carato!
E al fabbro non resta altro che fare che abbandonare la pubblicità del Mulino Bianco e andare a lavorare in catena di montaggio nella grande città.
L’auto-plagio è palese, ma se in Che sarà si toccavano corde più profonde (e poi c’era anche l'intensa interpretazione di Jose Feliciano), qui tutto ha il sapore di un romanzetto d’appendice nonché della presa per il culo. E non migliora certo la situzione il fatto che, a questo punto, il testo diventi abbastanza incomprensibile.
Il neo operaio riceve una lettera che lo prega di tornare sui monti altrimenti qualcuno piangerà. Lui parte e rivede il cielo blu e i ciliegi rimastigli nel cuore. Poi si parla di un angelo che lo sveglierà e avrà per sempre un diadema di ciliegie. Eh????? What?????
Lui è forse morto schiacciato da una pressa e il ritorno al paesino è una metafora dell’ingresso al paradiso? O forse è morta lei per indigestione di ciliegie (o noia, o più probabilmente alcolismo) e lui la rivede sotto forma di creatura angelica?

Cielo blu del mio paese
quattro case e niente più
quattro gatti al sole lassù
fiori rossi dove stai tu
ero il fabbro del villaggio
eri la più bella tu a
io piegavo il ferro ma
pieghi il cuore tu
ballavamo nella vigna
con la luna ed il falò
ed i vecchi a ricordar
l'ora che passò
Un diadema di ciliege
misi sui capelli tuoi
misi sui capelli l'unico gioiello che
posso dare a te
ma un treno passa un treno va
grande città sei sola là
ma amore un vero gioiello andrai
mi aspetterai
poi la tua mano si spegne laggiù
bianca farfalla che non vola più
che non vola più
la catena di montaggio
lega tutti i giorni miei
la catena che ci lega
no, non si spezzerà
no, non si spezzerà
M'hanno scritto dal paese
dicono che lì non va
dicono ragazzi torna presto
torna senno figlio piangerai
cielo blu del mio paese
oggi io ritorno da te
i ciliegi sono lassù
nella terra
Tu va un angelo ti sveglierà
un angelo ti sveglierà
e il cielo ti porterà
un diadema di ciliege
e per sempre tuo sarà.

La canzone, ovviamente, arrivò in finale piazzandosi undicesima, risultato non eclatante ma neanche disprezzabile, ed ebbe un buon successo commerciale.
È incredibile come in Italia il genere "agriturismo-folk", seppur di nicchia, continua a sopravvivere; ne è un esempio la "splendida" Voglio andare a vivere in campagna (leggi il post) di Toto Cutugno.

È doveroso ricordare che il testo è stato scritto dal grande Romano Bertola, pubblicitario torinese autore di alcuni tra i più celeberrimi jingle dei caroselli, come Punt E Mes.

Wednesday, July 25, 2007

Albatros - Volo AZ504 (1976)

Mi domando perché ci ho messo tanto a parlarvi di questo incredibile pezzo. Eppure, forse perché sotto il nome Albatros si nascondevano 6 musicisti (Claudio, Lino, Massimo, Michele, Gigetto) e un cantante nonché autore dei pezzi di nome Toto Cutugno, o forse per il modo surreale nel quale è trattato un argomento spinoso, questo volo AZ504 non merita assolutamente di cadere nel triangolo delle Bermude dei pezzi dimenticati.
Il pezzo si apre con una rutilante intro funk stile title track di un poliziottesco con Maurizio Merli della durata di 1 minuto e 35. Dopo i primi 45 secondi è lecito domandarsi “Ma avrò acquistato la versione karaoke?”. E invece no! Ecco che una voce di ragazza recita (badate bene, non ho detto canta) il suo commosso addio all’uomo che ama:

Ciao... Ho passato dei bei giorni con te...
Piccolo, stupido, meraviglioso ragazzo.
Ciao...anzi addio...

Ecco che finalmente entra in scena la nasale, inconfondibile voce di Toto.

Allora, non stavi scherzando, 
te ne vai...
Potevo lasciarti avere il bambino ma..

ti rendi conto, cosa sarebbe successo
Però forse sarebbe stato meglio...
almeno non saresti andata via...

Ah ecco! Prima di Nek con la mitica In te (vai a leggere il post dedicato a questo gioiello), il grandissimo Cutugno si cimenta con il tema, sempre molto amato (meno “in” dell’amore, ma sicuramente più chic della droga) dal pubblico sanremese, dell’aborto. Ma se Nek lo affronta nei già spudorati anni 90, mister Cutugno guadagna parecchi punti per averlo coraggiosamente trattato a metà anni 70.
A questo punto mi conviene specificare subito che il pezzo arrivò addirittura terzo, a pari merito con Gli occhi Verdi di tua madre, altra canzone che sfida le leggi della morale (e della fisica) interpretata da Sandro Gicobbe.
Detto questo il pezzo è puro delirio trash senza capo nè coda. Il testo pare la trascrizione di un fotoromanzo di Grand Hotel schiaffato su una base che non centra un cazzo.
Dopo la brevissima strofa interpretata dal cantante segue un altro minuto e mezzo di sola musica tratta dalla colonna de "La polizia s’incazza" (e chi sta ad ascoltare pure!) per concludere con l’interprete che disperato grida “Sandra ascoltami! Ma dai cosa fai! Ti amo Sandra! Sandraaaaaa!”
E se proprio vogliamo fare le pulci non si capisce se la ragazza abbia già fatto l’interruzione di gravidanza oppure sta partendo per andare a farla all’estero. Personalmente mi piace pensare la seconda ipotesi, con la variante che Sandra, una volta all’estero deciderà di non abortire dando alla luce un piccolo Salvatore Cutugno jr, che un giorno o l’altro si farà vivo per chiedere il test di paternità, nonché la metà dei proventi della vendita di questo disco, che corrisponderanno a 3 lire circa!

Tuesday, July 24, 2007

Le figlie del vento – Sugli sugli bane bane (1973)

"Sugli sugli bane bane, tu miscugli le banane, le miscugli in salsa verde, chi le mangia nulla perde."

Quale recondito significato si nasconde dietro a queste parole? Forse un inno satanico da ascoltare al contrario? Le banane sono una metafora peccaminosa? E nella salsa verde l’aglio ci vuole o no?
Bingo! Di cucina si tratta, infatti. Come ci svelano nella strofa successiva Le figli del vento, il "sugli sugli" è una ricetta (allucinogena) tipica dell’isola di Bali, un piattino macrobiotico leggero leggero tanto che “lo mangia volentieri anche chi ha già mangiato” (quindi questo esclude l’aglio dalla ricetta) e che, per giunta, porta bene. Come le lenticchie, insomma.

Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde.

Chi le lascia lascia il gatto
ma dev'essere un po' matto,
lo diceva un livornese
che tornò da quel paese.
Questa è la filastrocca
dell'isola di Bali,
la raccontava sempre
un vecchio marinaio.
Diceva: "Sugli sugli
è un piatto prelibato,
lo mangia volentieri
anche chi ha già mangiato".
Diceva: "Sugli sugli se impari a cucinare,
in fronte la fortuna
presto ti bacierà"

Le Figlie del vento, gruppo tutto al femminile formatosi a Milano, portarono questo delirio psichedelico sul palco dell’Ariston dopo un’overdose da Alca Seltzer.
Ripensandoci avrebbero fatto meglio a cantare le lodi a Satana perché almeno avrebbero avuto qualche chance in più: il gruppo venne impietosamente eliminato alla prima serata.
A riprova dei disturbi alimentari che evidentemente affligevano tutti e membri del gruppo, il pezzo venne inserito in un album dall’emblematico titolo I carciofi son maturi se li mangi poco duri.

Doveroso è ricordare che Le figlie del vento vengono, giustamente, considerate da molti come il gruppo apripista del filone demenzial-surreal-disimpegnato che ha generato gruppi mitici come Elio e le storie tese o, ancor prima, gli Squallor.

Tuesday, January 16, 2007

Bobby Solo e Little Tony - Non si cresce mai (2003)

È il 2003 quando Pippo Baudo, che già aveva dimostrato l’anno prima quanto ci tenesse a spingere I giovani talenti invitando Mino Reitano a partecipare al festival (che per l’occasione si rifece completamente la dentatura, ma questa è un’ltra storia), decide di fare pulizia nella cantina di casa sua. Trova un baule dove al suo interno sono gelosamente conservati, immersi nelle palline di naftalina, Roberto Satti e Antonio Ciacci, alias Bobby Solo e Little Tony. A guardarli bene sembrano proprio come nuovi: i ciuffi perfettamente plastificati da tonnellate di lacca, le giacche di lame scintillante, le mosse pelviche. Tutto è rimasto fermo a trent’anni prima. Canzone compresa. Eppure Non si cresce mai possiede in se una forza dirompente, nonostante l’aria (e la musicalità) caciarona da strimpellata parrocchiale anni 60. È inno dedicato a tutti quelli che vanno per I 70 ma che si sentono in corpo l’entusiamo, la voglia di fare, l’energia di un ventenne. In poche parole un vero manifesto del Viagra. Anche perché a sentir parlare Bobby e Little di sbronze al bar causa pene d’amore pre-adolescenziali viene qualche sospetto...

"Un amico è due birre al bar
Parlare poco, ma capirsi già
Come stai come vuoi che stia

Ora lei non è più storia mia

Un amico serve quando tu

Hai perduto al gioco e non giochi più

Quando sei nei guai

Un amico sai, ti capisce al volo

Un amico sai è come la chitarra

Per i marinai che sognano la terra

Un pò come noi, tanto non si cresce mai

Un amico è quattro birre al bar

Cuore un pò ubriaco di vita e libertà

Certo noi ne abbiam buttati via

Biglietti sai di questa lotteria.

Un amico incosciente è

Mela con il baco

Ma indifferente mai

Quando sei nei guai

Non era amore neanche quello che mi amava

Eppure mi sembrava

La sola cosa sicura che avevo

Ma mi sveglio lentamente

Non può piovere per sempre

Nessuno ti dice mai niente

Infatti a me nessuno mi ha detto mai niente

Un amico sai ti capisce al volo

Ci litigherai, ma non ti lascia solo

Che i problemi sai son gli stessi e noi

Tanto non si cresce mai

Con un amico fai scuola e militare

Ti sconsiglierà sbagli sull'altare

Ma sarà con te quando te ne pentirai

E si può stare un anno senza telefonarsi

Perchè la vita ormai

Va presa a morsi,

Tanto non si cresce mai
Un amico sai è come la chitarra
Per i marinai che sognano la terra

Un pò come noi

Tanto non si cresce mai"

Sarà per la genuina ingenuità del rock and roll italiota o la grossolana imitazione di un Elvis con la sciatalgia, ma alla fine non si poteva non finire a tifare per loro! Purtroppo, dopo un eccelente esordio nelle alte sfere della classifica, conclusero la gara solo al sedicesimo posto. Peccato perché sicuramente si sono dimostrati più coraggiosi e divertenti dei vari Britti, Alexia, Syria, giusto per citarne alcuni.

Monday, January 15, 2007

Jo Squillo - Balla italiano (1993)

La parabola discendente di Jo Squillo cominciata a metà anni ’80, aveva già avuto una notevole escalation nel 1991 quando la cantante partecipò al festival assieme ad un altro asso dell'intonazione come Sabrina Salerno (vedi il post dedicato a Siamo donne).

Jo persevera drammaticamente in questo sprofondamento verso gli inferi più profondi anche negli anni successivi: nel 1992 è nuovamente in gara con un pezzo dal significativo titolo Me gusta il movimento. A pochi minuti dall’inizio della manifestazione canora è clamorosamente squalificata. Venne, infatti, scoperto che Jo proprio non ce l’aveva fatta a trattenersi ed ansiosa di far sentire al suo pubblico quanto fosse meraviglio la sua canzone, l’aveva interpretata ad una manifestazione di provincia tipo "Sagra della polpetta".
L’anno seguente, nel 1993, la Squillo ci riprova e il suo impegno è premiata.

La cosa veramente drammatica è che Balla italiano ha pure la pretesa di essere un brano serio. A detta della stessa Jo il pezzo, ispiratole dal fenomeno Tangentopoli, è un invito ai cittadini a reagire e dimostrare che gli italiani non sono solo un popolo di politicaneti maneggioni. Ringrazio tutt’ora la Squillo perché da sola mai e poi mai sarei arrivata a comprendere il vero significato di cotanto capolavoro. Giudicate un po’ voi leggendo il testo:

"Go go go godimento

Che fa fa fa fa girare la te te testa

È un giorno di festa

Balla italiano, dai che ci sleghiamo

Balla italiano, non ce la meniamo

Perché c’è tanto da fare se vogliamo cambiare

C’è tanto da dire, non restare a dormire

Non lasciare che gli altri parlino per te

E se tu sei d’accordo, d’accordo con me
Balla italiano, c’hai i conti da pagare

Balla italiano, e un lavoro da inventare
Apri gli occhi e svegliati
Apri gli occhi e guardami

Come siamo diversi

Questo mondo di falsi

Niente ci cambierà

Balla italiano, il tempo sta cambiando
Balla italiano, decidi con chi stai

Perchè c’è tanto da dare, non restare a guardare

È tempo di agire per il nostro avvenire

Non lasciare che gli altri parlino per te

E se tu sei d’accordo muoviti con me
Apri gli occhi e svegliati

Apri gli occhi e guardami

Come siamo diversi
Questo mondo di falsi

Niente ci cambierà

Go go go godimento

Che fa fa fa fa girare la te te testa

È un giorno di festa"

Più che un serio appello al popolo, Balla italiano sembra un invito a farsi di pasticche e andare tutti al Privilege. Eppure qualcosa successe; il cittadino italiano medio venne evidentemente toccato da questo brano e decise che era davvero il momento di fare qualcosa per migliorare la sua condizione. Quel qualcosa era eliminare subito Jo Squillo dalla gara. Ci voleva lei per risvegliare in noi la consapevolezza di quanto la musica italiana faccia schifo?

Sunday, December 31, 2006

Leandro Barsotti - Fragolina (1997)

Siore e siori, a grande richiesta ecco a voi mister Leandro Barsotti!
Non riuscivo a capire come mai ricevessi costantemente richieste di dedicare un post a questo oscuro personaggio.
Così ho spolverato la mia audiocassetta Supersanremo '97 e ho riascoltato Fragolina. E tutto mi apparso nella sua chiarezza!
Barsotti è un genio, uno di quei geni che capiremo tra 20 o 30 anni. In ogni caso adesso, a quasi dieci anni dalla sua partecipazione al Festival con questo brano nella categoria Nuove Proposte (per la verità partecipò, molto in sordina, anche l'anno prima), il mondo non è ancora pronto a capire il suo linguaggio metafisico.

Già leggendo la sua biografia si capisce che non siamo davanti ad un uomo comune. Si laurea in criminologia e contemporaneamente si dedica alla sua grande passione per la musica fondando un gruppo a metà tra il jazz e il rock (???). Quando la band fu vittima del furto di tutti gli strumenti, Leandro capì che qualcuno gli stava inviando un chiaro segnale: doveva abbandonare il gruppo ed intraprendere una carriera solista.
Qualunque sia la divinità che gli inviò quel segnale, io mi chiedo: ma si poteva fare una padellata di cavoli suoi? Il punto di forza di Barsotti sono sicuramente testi e titoli dei suoi brani (anche perché le potenzialità vocali sono pari a zero): Ho la vita che mi brucia gli occhi, Dio beve champagne, Pellerossa love, Mick Digei sono solo alcuni dei titoli della sua sconfinata discografia. Ma perlomeno, masochisti e partenti del cantante a parte che comprarono gli album, nessuno ebbe la sfortuna di ascoltarli.
Purtroppo Fragolina, in virtù della partecipazione al Sanremo del 1997, venne ascoltata da una media di 13 milioni di spettatori, che comunque presumiamo abbiano cambiato canale dopo la prima strofa.
Come detto in precedenza, Barsotti opta per un linguaggio metafisico: insomma, il testo è un'accozzaglia di parole messe insieme a casaccio dove le uniche cose comprensibili sono, nell'ordine, l'uso di sostanze stupefacenti dell'autore unita ad una rara incapacità e la passione dello stesso per il culo di Fragolina... tutto sommato avrei preferito non capire nemmeno questo.
Ma gustatevela:
"Sono affacciato sul balcone del cosmo
Guardo la gente che cammina giù nel cielo
Passa un'astronave bionda
I miei amici mi salutano dagli oblò
Un pezzo a me un pezzo a te
Mi vedo vagabondo a mezzanotte
Che cerco prede per il libero amore
Divento un calabrone intorno al tuo alveare
Aspetto che mi lasci entrare
Un pezzo a te un pezzo a me
Non andar mai via fragolina mia
Non lo vedi che lo adoro il tuo culetto d'oro
Non lo vedi che ti adoro
Oh no fragolina mia
Un pezzo a me un pezzo a te

Sono affacciato sul balcone del cosmo
Faccio esperienza uscendo dalla mia pelle
Una nuova regola per questo universo
Non esiste più la forza di gravità
Un pezzo a me un pezzo a te
Seduti in macchina fuori da casa tua
Le mani stanno sotto la camicia
In tasca ho qualche cosa che fa bene all'amore
L'estate la passiamo via così
Un pezzo a me un pezzo a te
Non andar mai via fragolina mia
Non lo vedi che lo adoro il tuo culetto d'oro
Non lo vedi che ti adoro
Oh no fragolina mia
Un pezzo a me un pezzo a te"

Dopo averlo letto una domanda sorge spontanea: cosa avrà voluto dire Barsotti con l'espressione "In tasca ho qualche cosa che fa bene all'amore"?
La giuria decise che avrabbe vissuto perfettamente anche senza la risposta e Barsotti venne subito eliminato.
Fragolina venne inserita nell'album Fragolina collection, un best of dei suoi "più grandi successi".
Seguì il silenzio per alcuni anni. Oggi Barsotti continua a lavorare nella musica soprattutto come autore di qualche fortunato cantante.

Thursday, December 28, 2006

I Pandemonium - Tu fai schifo sempre (1979)

Ecco un’assoluto cult di cui da tempo volevo parlare.
Probabilmente il brano dal più incredibile titolo mai ascoltato dal pubblico dell’Ariston (l’unico in grado di contrastarlo è sicuramente l’incommensurabile Sugli sugli bane bane cantata da Le figlie del vento nel 1973), sicuramente il più deliziosamente perfido ed irreverente. E stiamo parlando del 1979. Quell’anno il Festival fu davvero desolante: i nomi in gara erano, e sono rimasti, emeriti sconosciuti (Mino Vergnaghi, Enzo Carella, Franco Fanigliulo, per citarne solo alcuni) e tra i pochi nomi noti il ruolo di star se lo meritava Enrico Beruschi (con la sua canzone Sarà un fiore arrivò addirittura quinto), il che è tutto dire…
I Pandemonium, gruppo di attori-cantanti napoletani formatosi tre anni prima, salì sul palco e diede una botta di vita alla platea presumibilmente in coma dopo aver ascoltato la memorabile Nocciolino interpretata da Antoine.
Tu fai schifo sempre è un delizioso dialogo tra lui e lei, praticamente una versione un tantino più soft di Cara ti amo di Elio e le storie tese. Oppure, se preferite la citazione colta, un’antesignana della meravigliosa Dimmi cosa pensi di me, interpretata da Olmo/Fabio De Luigi e Vanette/Paola Cortellesi. Lui ama lei e, consapevole di non essere un granché come uomo, questo lo fa sentire l’uomo più fortunate del mondo. Lei lo invita a smettere di dire secchi di cazzate, ricordandogli che, in ogni caso, fa e farà schifo sempre.
Eccovi il testo:

"Certe volte mi chiedo se sto sognando
Possibile che tu abbia scelto me come l'uomo della tua vita
Io una persona così insignificante vicino a te che sembri una stella
Che sei una stella perché tu sei bella, tu sei fragile, sei un fiore
Ecco sei un fiore
Scetate guagliò
Tu fai schifo sempre
Da mattina a sera
Fai schifo sempre
Quan scendi le scale
Fai schifo sempre
Quan leggi 'o giurnale
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre
Tu si nu' fiore profumato
Tu si na rosa, tu si nu guaie
Ma pecché nun te vaie
Tu fai schifo sempre
Tu comunque te vieste
Fai schif sempre
Te prepare 'pa' festa
Fai schif sempre
Si t'affacci a fenesta
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre
Tu tiene a cocca ca è chiu' doce e 'na cerasa
Tu si nu guaie
Ma pecché nu muore maie
Quanno te penso
Sento nu brivido Nennè
Quanno te veco me vota e stomaco
E sai pecché, pecché
Tu fai schifo sempre
Da mattina a sera
Fai schifo sempre
Quan scendi le scale
Fai schifo sempre
Quan leggi 'o giurnale
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre"

Dopo la prima esibizione i Pandemonium balzarono al primo posto nella classifica parziale, ma le giurie riportarono l’ordine nell’ultima serata e finirono solo decimi in classifica.
In ogni caso questo bastò per far diventare il pezzo il vero simbolo di quell’anno.
Oggi questo pezzo è caduto quasi del tutto nel dimenticatoio ma meriterebbe davvero una rispolveratina.

Una curiosità: uno dei primi componenti dei Pandemonium fu il "maestro" Amedeo Minghi, che lasciò il gruppo per intraprendere la sua carriera solista. Per fortuna! Altrimenti non avrebbe mai potuto regalarci pezzi immortali come Serenella e Vattene amore.

Tuesday, December 26, 2006

Ragazzi Italiani - Vero amore (1997)

Correva l’anno 1997 e ancora molte ragazze erano in analisi per superare il trauma da scioglimento dei Take That avvenuto un anno prima. Colmare il vuoto lasciato sia nei cuori che nelle copertine adesive di Cioè sembrava impossibile. Alessandro, Attilio, Manolo, Pino e Fabrizio ce l'avrebbero messa tutta per riempire con il loro grande talento, il loro carisma, i loro pettorali, quel vuoto.
In attività dal 1994, i 5 ebbero il loro primo vero grande momento di visibilità proprio con la partecipazione al Festival.
A tutt’oggi i Ragazzi Italiani possono considerarsi l’unica, vera, sana risposta nostrana al fenomeno delle boy band inglesi. Le caratteristiche fondamentali c’erano tutte: fisico da stripman condito con un’innata truzzaggine, vago senso del ritmo coniugato con una totale mancanza d’orecchio.
D’altra parte questa Vero amore non verrà certo ricordata per la profondità del testo, di una banalità sconcertante, (lui ama lei ma lei pare non sia così presa dal rapporto) e gli arditi vocalizzi.
I 5 salirono sul palco dell’Ariston e concentrarono le loro energie sulla coreografia degna delle peggiori veline o, se preferite, dei migliori ciocchi di legna: saltelli, inginocchiamenti, mani sul cuore e ammiccamenti a profusione.
Una performance (guardatela qui) davvero indimenticabile che, in seguito, avrebbe ispirato le Lollipop per l’interpretazione di Batte Forte (leggi il post a loro dedicato).
Per chi non sapesse cosa leggere per addormentarsi, ecco il testo:

"Quante incertezze
Fuochi di paglia
Attraversa la vita mia
Fino ad incontrarci
Quasi per caso
In un attimo di magia
Sembrava tutto bellissimo
Adesso tu dove sei
Nascosta dietro una lacrima
Che non va piu' via
Se questo fosse vero amore vero amore
Tu non mi lasceresti mai
Non c'e' bisogno di parole
Per spiegare noi
Quello che voglio lo sai
Adesso dimmelo semplicemente
Se veramente
Mi vuoi
Stiamo sbagliando
Sta diventando difficile
Anche spiegare
Quello che noi
Non ci siamo detti mai
Sembrava tutto bellissimo
Adesso tu dove sei
Mi spacca il cuore una lacrima
La solita bugia
Se questo fosse vero amore vero amore..."

Con un pezzaccio come Vero amore in curriculum, mi riesce tutt'ora difficile capire il motivo dello scioglimento del gruppo, avvenuto non molto tempo dopo. Anche loro come i Take That, ma perlomeno loro ci hanno regalato Robbie Williams...

Monday, December 25, 2006

Ricchi e Poveri - Nascerà Gesù (1988)

No, non è che il Natale ci ha reso più buoni.
Non lasciatevi ingannare dal titolo. Nascerà Gesù sta al Natale come la Nutella sta allo stracchino.
Tragicomica, inspiegabile, incredibile deviazione
del terzetto ligure, qui alla loro ottava partecipazione al Festival, verso una canzone più impegnata. Con tutti gli argomenti vagamente seri ai quali i Ricchi e Poveri potevano dedicare la loro canzone, cosa scelsero? La clonazione. Si, avete capito bene. Non la fame nel mondo, non la droga, non la povertà, non le malattie, non il governo ladro, non l’aumento del prezzo del caffè al bar, ma proprio la clonazione.

Angela, Angelo e Franco salirono sul palco e lanciarono il loro monito all'umanità: dove andremo a finire se l'uomo continuerà a giocare con la genetica?
Ed effettivamente il mondo non se la doveva passare troppo bene se venne affidato il compito di denunciare un problema così scottante all'allegro terzetto che fino a cinque minuti prima cantava Sarà perché ti amo e aveva appena inciso un album dal significativo titolo Cocco bello Africa...
Eppure i nostri paladini salirono sul palco e, ostentando un'invidiabile sicumera da biologi plurilaureati, ci parlano di questo fenomeno come se tutti all'epoca concepissero un figlio sì e l'altro pure con la clonazione. Il Gesù del titolo è appunto il bambino perfetto, nato senza il normale concepimento ma piuttosto in una comoda e igienica provetta da laboratorio. Il luogo comune, naturalmente, è dietro l'angolo e non ci viene risparmiata neanche la solita storia che tutti vorranno solo bambini biondi e con gli occhi azzurri.
Ma eccovi il testo:

"Stan cambiando il mondo ma che stupidi
Ma che fa l'ingegneria genetica
Presunzione inutile che non potrà mai
Far di te quel Dio che non sei
I bambini nascono da soli
Senza averli in grembo coi dolori
Se tu vuoi li fanno biondi
Con degli occhi blu
O comunque come li vuoi tu
Nascerà Gesù, o su per giù
Bugie che poi pagheremo noi
Stupidi così
Venderemo l'anima
Si perderà quel momento magico
Fredda questa scienza ci sconvolge
Questo amore piano lo distrugge
Voglio avere sì dei figli
Con degli occhi blu
Ma io voglio averli ancora
Con l'amore e come li vuoi tu
Presunzione inutile che non potrà mai
Far di te quel Dio che non sei
Nascerà Gesù, o su per giù
Bugie che poi pagheremo noi
Stupidi così
Venderemo l'anima
Si perderà quel momento magico
Stan cambiano il mondo ma che stupidi
Ma che fa l'ingegneria genetica
Voglio avere sì dei figli
Con degli occhi blu
Ma io voglio averli ancora
Con l'amore e come li vuoi tu"

Per fortuna ci risparmiarono la storia della clonazione del cervello di Hitler...
Ad ogni modo, questo pezzo avanti cent'anni rispetto agli standard sanremesi dell'epoca non venne compreso dalla giuria e si meritò un semplice nono posto, veramente misero rispetto agli standard dell'inossidabile terzetto.

Da segnalare infine che questo pezzo venne scritto dal mitico Umberto Balsamo che, come autore, lo stesso anno gareggiava con un'altro masterpiece: Italia di Mino Reitano! Chapeau.