Monday, July 30, 2007

Gigi Sabani - La fine del mondo (1989)

Il bravo imitatore Gigi Sabani ci aveva già ragalato indimenticabili prove di bel canto interpretando capolavori imprescidibili come A me mi torna in mente una canzone o Cantate lo jodel. La consacrazione definitive, però, l’avrebbe potuta avere solo cantando davanti a 16 milioni di italiani sul palco dell’Ariston. L’occasione richiedeva di fare le cose in grande e venne chiamato il migliore autore di tutta la provincia di La Spezia, Toto Cutugno (lo so, lo so, alla fine parlo sempre di lui ma che ci posso fare se sbuca dappertutto!), che, in piena estasi mistica, decide di musicare un paio di Vangeli Apocrifi.

È giunta l’ora per l’intero universo: Dio sta arrivando sulla terra per giudicare i suoi abitanti. L'apocalisse, insomma. Ma ad attenderlo non ci sono folle di fedeli penitenti con tanto di cilicio. D'altra parte Gesù non pioverà certo dal cielo come una qualunque divinità da due miracoli e basta... Usa, infatti, il suo jet privato e attenderlo c'è la diretta tv, il grande giornalista americano che vuole l’esclusiva per l’intervista, i fotografi pronti a scattare la foto da copertina e, ciliegina sulla torta, c’è pure Celentano che, vedendo il Padreterno esclama “Me l’aspettavo un po’ più biondo!”.

Me lo aspettavo un po' piu' biondo
è arrivata la fine del mondo.
Può anche darsi che sia stato poco attento alla TV
mi è sembrato di capire che domani arriverà Gesù,
col suo aereo personale vuol deverci tutti alle otto,
viene giù per fare i conti
e qualcuno se la fa già sotto.
Dagli alberghi ad ore stan scappando tutti per le scale,
c'è chi domanda ad amici e parenti se peccare è normale,
c'è chi prenota un prete, un monsignore o meglio un cardinale
voglion tutti quella raccomandazione giusta e un po' speciale
e dalla America arriva il grande giornalista,
vuol vedere Gesù per fargli un'intervista
la copertina in esclusiva mondiale, sarà un avvenimento eccezionale.
Abbiam toccato il fondo
è arrivata la fine del mondo
e adesso dove mi nascondo
è arrivata la fine del mondo.
Allora vengo da te
oppure vieni da me,
ma dove andiamo?
Non mi dire, non mi dire cosa ci potrà capitare,
vedo già la gente uscire come fosse ferragosto al mare,
c'è chi va in macchina o col treno in direzione Vaticano,
che confusione generale,
ci fa aspettare in prima fila Celentano,
e finalmente le otto, c'èuna grande tensione
c'è chi piange e chi ride, siamo in mondo-visione
dal suo aereo privato
è proprio Gesù.
Io quasi quasi gli do del tu.
Me lo aspettavo un po' piu' biondo
è arrivata la fine del mondo,
e adesso cosa gli racconto,
è arrivata la fine del mondo.
Allora vengo da te
oppure vieni da me,
ma dove andiamo?

Ma il Vaticano dov’è quando serve? Quel giorno alla Santa Sede erano tutti andati ad ascolatare un live di Fra Cionfoli featuring Suor Sorriso, non c’é altra spiegazione. E il mancato intervento delle autorità ecclesiastiche permise a Sabani di tornare sul palco nella serata finale ed interpretare ogni strofa imitando la voce di un personaggio famoso: da Mike Buongiorno, a Beppe Grillo, al già citato Celentano. Roba che ancora oggi mi verrebbe voglia di mandare a Ratzinger un'audiocassetta con inciso questo brano, sperando che ricostituisca la Sacra Inquisizione.
A punire Sabani ci pensò il pubblico sanremese, nonotoriamente timorato di Dio, che scaraventò al penultimo posto in classifica questo capolavoro.

Rimane un mistero se Cutugno si sia "ispirato" volontariamente alla celebre It's the end of the world as we know it dei REM, pubblicata due anni prima, oppure sia solo una coincidenza.

Friday, July 27, 2007

Ricchi e Poveri - Un diadema di ciliegie (1972)

Estrema emanazione dello stile "agriturismo-folk" che, in virtù del successo di Che sarà (1971), contraddistingueva gran parte del repertorio del gruppo ligure, all’ora ancora composto da 4 elementi (Marina Occhiena sarà compagna di acuti con la brunetta Angela fino al 1981) e non solo (Montagne verdi di Marcella Bella ne è un ottimo esempio).

Un flauto e una chitarra fanno da base a questo affresco biologico al sapor di Tavernello rosè. Un borgo sperduto, gatti che sonnecchiano, la bella contadina, il fabbro che l’ama, i balli nella vigna fino a notte fonda. In mancanza di un solitario De Beers, lui regala a lei un prestigioso diadema di cieliegie. Che poi, diciamola tutta, se ti vien fame te lo puoi pure mangiare!
Fin qui tutto bene, sempre che non siate già stati divorati dai tafani.
Ma ragazza non gliela da perché vuole almeno un fottutissimo solitario da mezzo carato!
E al fabbro non resta altro che fare che abbandonare la pubblicità del Mulino Bianco e andare a lavorare in catena di montaggio nella grande città.
L’auto-plagio è palese, ma se in Che sarà si toccavano corde più profonde (e poi c’era anche l'intensa interpretazione di Jose Feliciano), qui tutto ha il sapore di un romanzetto d’appendice nonché della presa per il culo. E non migliora certo la situzione il fatto che, a questo punto, il testo diventi abbastanza incomprensibile.
Il neo operaio riceve una lettera che lo prega di tornare sui monti altrimenti qualcuno piangerà. Lui parte e rivede il cielo blu e i ciliegi rimastigli nel cuore. Poi si parla di un angelo che lo sveglierà e avrà per sempre un diadema di ciliegie. Eh????? What?????
Lui è forse morto schiacciato da una pressa e il ritorno al paesino è una metafora dell’ingresso al paradiso? O forse è morta lei per indigestione di ciliegie (o noia, o più probabilmente alcolismo) e lui la rivede sotto forma di creatura angelica?

Cielo blu del mio paese
quattro case e niente più
quattro gatti al sole lassù
fiori rossi dove stai tu
ero il fabbro del villaggio
eri la più bella tu a
io piegavo il ferro ma
pieghi il cuore tu
ballavamo nella vigna
con la luna ed il falò
ed i vecchi a ricordar
l'ora che passò
Un diadema di ciliege
misi sui capelli tuoi
misi sui capelli l'unico gioiello che
posso dare a te
ma un treno passa un treno va
grande città sei sola là
ma amore un vero gioiello andrai
mi aspetterai
poi la tua mano si spegne laggiù
bianca farfalla che non vola più
che non vola più
la catena di montaggio
lega tutti i giorni miei
la catena che ci lega
no, non si spezzerà
no, non si spezzerà
M'hanno scritto dal paese
dicono che lì non va
dicono ragazzi torna presto
torna senno figlio piangerai
cielo blu del mio paese
oggi io ritorno da te
i ciliegi sono lassù
nella terra
Tu va un angelo ti sveglierà
un angelo ti sveglierà
e il cielo ti porterà
un diadema di ciliege
e per sempre tuo sarà.

La canzone, ovviamente, arrivò in finale piazzandosi undicesima, risultato non eclatante ma neanche disprezzabile, ed ebbe un buon successo commerciale.
È incredibile come in Italia il genere "agriturismo-folk", seppur di nicchia, continua a sopravvivere; ne è un esempio la "splendida" Voglio andare a vivere in campagna (leggi il post) di Toto Cutugno.

È doveroso ricordare che il testo è stato scritto dal grande Romano Bertola, pubblicitario torinese autore di alcuni tra i più celeberrimi jingle dei caroselli, come Punt E Mes.

Wednesday, July 25, 2007

Albatros - Volo AZ504 (1976)

Mi domando perché ci ho messo tanto a parlarvi di questo incredibile pezzo. Eppure, forse perché sotto il nome Albatros si nascondevano 6 musicisti (Claudio, Lino, Massimo, Michele, Gigetto) e un cantante nonché autore dei pezzi di nome Toto Cutugno, o forse per il modo surreale nel quale è trattato un argomento spinoso, questo volo AZ504 non merita assolutamente di cadere nel triangolo delle Bermude dei pezzi dimenticati.
Il pezzo si apre con una rutilante intro funk stile title track di un poliziottesco con Maurizio Merli della durata di 1 minuto e 35. Dopo i primi 45 secondi è lecito domandarsi “Ma avrò acquistato la versione karaoke?”. E invece no! Ecco che una voce di ragazza recita (badate bene, non ho detto canta) il suo commosso addio all’uomo che ama:

Ciao... Ho passato dei bei giorni con te...
Piccolo, stupido, meraviglioso ragazzo.
Ciao...anzi addio...

Ecco che finalmente entra in scena la nasale, inconfondibile voce di Toto.

Allora, non stavi scherzando, 
te ne vai...
Potevo lasciarti avere il bambino ma..

ti rendi conto, cosa sarebbe successo
Però forse sarebbe stato meglio...
almeno non saresti andata via...

Ah ecco! Prima di Nek con la mitica In te (vai a leggere il post dedicato a questo gioiello), il grandissimo Cutugno si cimenta con il tema, sempre molto amato (meno “in” dell’amore, ma sicuramente più chic della droga) dal pubblico sanremese, dell’aborto. Ma se Nek lo affronta nei già spudorati anni 90, mister Cutugno guadagna parecchi punti per averlo coraggiosamente trattato a metà anni 70.
A questo punto mi conviene specificare subito che il pezzo arrivò addirittura terzo, a pari merito con Gli occhi Verdi di tua madre, altra canzone che sfida le leggi della morale (e della fisica) interpretata da Sandro Gicobbe.
Detto questo il pezzo è puro delirio trash senza capo nè coda. Il testo pare la trascrizione di un fotoromanzo di Grand Hotel schiaffato su una base che non centra un cazzo.
Dopo la brevissima strofa interpretata dal cantante segue un altro minuto e mezzo di sola musica tratta dalla colonna de "La polizia s’incazza" (e chi sta ad ascoltare pure!) per concludere con l’interprete che disperato grida “Sandra ascoltami! Ma dai cosa fai! Ti amo Sandra! Sandraaaaaa!
E se proprio vogliamo fare le pulci non si capisce se la ragazza abbia già fatto l’interruzione di gravidanza oppure sta partendo per andare a farla all’estero. Personalmente mi piace pensare la seconda ipotesi, con la variante che Sandra, una volta all’estero deciderà di non abortire dando alla luce un piccolo Salvatore Cutugno jr, che un giorno o l’altro si farà vivo per chiedere il test di paternità, nonché la metà dei proventi della vendita di questo disco, che corrisponderanno a 3 lire circa!

Tuesday, July 24, 2007

Le figlie del vento – Sugli sugli bane bane (1973)

"Sugli sugli bane bane, tu miscugli le banane, le miscugli in salsa verde, chi le mangia nulla perde."

Quale recondito significato si nasconde dietro a queste parole? Forse un inno satanico da ascoltare al contrario? Le banane sono una metafora peccaminosa? E nella salsa verde l’aglio ci vuole o no?
Bingo! Di cucina si tratta, infatti. Come ci svelano nella strofa successiva Le figli del vento, il "sugli sugli" è una ricetta (allucinogena) tipica dell’isola di Bali, un piattino macrobiotico leggero leggero tanto che “lo mangia volentieri anche chi ha già mangiato” (quindi questo esclude l’aglio dalla ricetta) e che, per giunta, porta bene. Come le lenticchie, insomma.

Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde.

Chi le lascia lascia il gatto
ma dev'essere un po' matto,
lo diceva un livornese
che tornò da quel paese.
Questa è la filastrocca
dell'isola di Bali,
la raccontava sempre
un vecchio marinaio.
Diceva: "Sugli sugli
è un piatto prelibato,
lo mangia volentieri
anche chi ha già mangiato".
Diceva: "Sugli sugli se impari a cucinare,
in fronte la fortuna
presto ti bacierà"

Le Figlie del vento, gruppo tutto al femminile formatosi a Milano, portarono questo delirio psichedelico sul palco dell’Ariston dopo un’overdose da Alca Seltzer.
Ripensandoci avrebbero fatto meglio a cantare le lodi a Satana perché almeno avrebbero avuto qualche chance in più: il gruppo venne impietosamente eliminato alla prima serata.
A riprova dei disturbi alimentari che evidentemente affligevano tutti e membri del gruppo, il pezzo venne inserito in un album dall’emblematico titolo I carciofi son maturi se li mangi poco duri.

Doveroso è ricordare che Le figlie del vento vengono, giustamente, considerate da molti come il gruppo apripista del filone demenzial-surreal-disimpegnato che ha generato gruppi mitici come Elio e le storie tese o, ancor prima, gli Squallor.

Tuesday, January 16, 2007

Bobby Solo e Little Tony - Non si cresce mai (2003)

È il 2003 quando Pippo Baudo, che già aveva dimostrato l’anno prima quanto ci tenesse a spingere I giovani talenti invitando Mino Reitano a partecipare al festival (che per l’occasione si rifece completamente la dentatura, ma questa è un’ltra storia), decide di fare pulizia nella cantina di casa sua. Trova un baule dove al suo interno sono gelosamente conservati, immersi nelle palline di naftalina, Roberto Satti e Antonio Ciacci, alias Bobby Solo e Little Tony. A guardarli bene sembrano proprio come nuovi: i ciuffi perfettamente plastificati da tonnellate di lacca, le giacche di lame scintillante, le mosse pelviche. Tutto è rimasto fermo a trent’anni prima. Canzone compresa. Eppure Non si cresce mai possiede in se una forza dirompente, nonostante l’aria (e la musicalità) caciarona da strimpellata parrocchiale anni 60. È inno dedicato a tutti quelli che vanno per I 70 ma che si sentono in corpo l’entusiamo, la voglia di fare, l’energia di un ventenne. In poche parole un vero manifesto del Viagra. Anche perché a sentir parlare Bobby e Little di sbronze al bar causa pene d’amore pre-adolescenziali viene qualche sospetto...

"Un amico è due birre al bar
Parlare poco, ma capirsi già
Come stai come vuoi che stia

Ora lei non è più storia mia

Un amico serve quando tu

Hai perduto al gioco e non giochi più

Quando sei nei guai

Un amico sai, ti capisce al volo

Un amico sai è come la chitarra

Per i marinai che sognano la terra

Un pò come noi, tanto non si cresce mai

Un amico è quattro birre al bar

Cuore un pò ubriaco di vita e libertà

Certo noi ne abbiam buttati via

Biglietti sai di questa lotteria.

Un amico incosciente è

Mela con il baco

Ma indifferente mai

Quando sei nei guai

Non era amore neanche quello che mi amava

Eppure mi sembrava

La sola cosa sicura che avevo

Ma mi sveglio lentamente

Non può piovere per sempre

Nessuno ti dice mai niente

Infatti a me nessuno mi ha detto mai niente

Un amico sai ti capisce al volo

Ci litigherai, ma non ti lascia solo

Che i problemi sai son gli stessi e noi

Tanto non si cresce mai

Con un amico fai scuola e militare

Ti sconsiglierà sbagli sull'altare

Ma sarà con te quando te ne pentirai

E si può stare un anno senza telefonarsi

Perchè la vita ormai

Va presa a morsi,

Tanto non si cresce mai
Un amico sai è come la chitarra
Per i marinai che sognano la terra

Un pò come noi

Tanto non si cresce mai"

Sarà per la genuina ingenuità del rock and roll italiota o la grossolana imitazione di un Elvis con la sciatalgia, ma alla fine non si poteva non finire a tifare per loro! Purtroppo, dopo un eccelente esordio nelle alte sfere della classifica, conclusero la gara solo al sedicesimo posto. Peccato perché sicuramente si sono dimostrati più coraggiosi e divertenti dei vari Britti, Alexia, Syria, giusto per citarne alcuni.

Monday, January 15, 2007

Jo Squillo - Balla italiano (1993)

La parabola discendente di Jo Squillo cominciata a metà anni ’80, aveva già avuto una notevole escalation nel 1991 quando la cantante partecipò al festival assieme ad un altro asso dell'intonazione come Sabrina Salerno (vedi il post dedicato a Siamo donne).

Jo persevera drammaticamente in questo sprofondamento verso gli inferi più profondi anche negli anni successivi: nel 1992 è nuovamente in gara con un pezzo dal significativo titolo Me gusta il movimento. A pochi minuti dall’inizio della manifestazione canora è clamorosamente squalificata. Venne, infatti, scoperto che Jo proprio non ce l’aveva fatta a trattenersi ed ansiosa di far sentire al suo pubblico quanto fosse meraviglio la sua canzone, l’aveva interpretata ad una manifestazione di provincia tipo "Sagra della polpetta".
L’anno seguente, nel 1993, la Squillo ci riprova e il suo impegno è premiata.

La cosa veramente drammatica è che Balla italiano ha pure la pretesa di essere un brano serio. A detta della stessa Jo il pezzo, ispiratole dal fenomeno Tangentopoli, è un invito ai cittadini a reagire e dimostrare che gli italiani non sono solo un popolo di politicaneti maneggioni. Ringrazio tutt’ora la Squillo perché da sola mai e poi mai sarei arrivata a comprendere il vero significato di cotanto capolavoro. Giudicate un po’ voi leggendo il testo:

"Go go go godimento

Che fa fa fa fa girare la te te testa

È un giorno di festa

Balla italiano, dai che ci sleghiamo

Balla italiano, non ce la meniamo

Perché c’è tanto da fare se vogliamo cambiare

C’è tanto da dire, non restare a dormire

Non lasciare che gli altri parlino per te

E se tu sei d’accordo, d’accordo con me
Balla italiano, c’hai i conti da pagare

Balla italiano, e un lavoro da inventare
Apri gli occhi e svegliati
Apri gli occhi e guardami

Come siamo diversi

Questo mondo di falsi

Niente ci cambierà

Balla italiano, il tempo sta cambiando
Balla italiano, decidi con chi stai

Perchè c’è tanto da dare, non restare a guardare

È tempo di agire per il nostro avvenire

Non lasciare che gli altri parlino per te

E se tu sei d’accordo muoviti con me
Apri gli occhi e svegliati

Apri gli occhi e guardami

Come siamo diversi
Questo mondo di falsi

Niente ci cambierà

Go go go godimento

Che fa fa fa fa girare la te te testa

È un giorno di festa"

Più che un serio appello al popolo, Balla italiano sembra un invito a farsi di pasticche e andare tutti al Privilege. Eppure qualcosa successe; il cittadino italiano medio venne evidentemente toccato da questo brano e decise che era davvero il momento di fare qualcosa per migliorare la sua condizione. Quel qualcosa era eliminare subito Jo Squillo dalla gara. Ci voleva lei per risvegliare in noi la consapevolezza di quanto la musica italiana faccia schifo?

Sunday, December 31, 2006

Leandro Barsotti - Fragolina (1997)

Siore e siori, a grande richiesta ecco a voi mister Leandro Barsotti!
Non riuscivo a capire come mai ricevessi costantemente richieste di dedicare un post a questo oscuro personaggio.
Così ho spolverato la mia audiocassetta Supersanremo '97 e ho riascoltato Fragolina. E tutto mi apparso nella sua chiarezza!
Barsotti è un genio, uno di quei geni che capiremo tra 20 o 30 anni. In ogni caso adesso, a quasi dieci anni dalla sua partecipazione al Festival con questo brano nella categoria Nuove Proposte (per la verità partecipò, molto in sordina, anche l'anno prima), il mondo non è ancora pronto a capire il suo linguaggio metafisico.

Già leggendo la sua biografia si capisce che non siamo davanti ad un uomo comune. Si laurea in criminologia e contemporaneamente si dedica alla sua grande passione per la musica fondando un gruppo a metà tra il jazz e il rock (???). Quando la band fu vittima del furto di tutti gli strumenti, Leandro capì che qualcuno gli stava inviando un chiaro segnale: doveva abbandonare il gruppo ed intraprendere una carriera solista.
Qualunque sia la divinità che gli inviò quel segnale, io mi chiedo: ma si poteva fare una padellata di cavoli suoi? Il punto di forza di Barsotti sono sicuramente testi e titoli dei suoi brani (anche perché le potenzialità vocali sono pari a zero): Ho la vita che mi brucia gli occhi, Dio beve champagne, Pellerossa love, Mick Digei sono solo alcuni dei titoli della sua sconfinata discografia. Ma perlomeno, masochisti e partenti del cantante a parte che comprarono gli album, nessuno ebbe la sfortuna di ascoltarli.
Purtroppo Fragolina, in virtù della partecipazione al Sanremo del 1997, venne ascoltata da una media di 13 milioni di spettatori, che comunque presumiamo abbiano cambiato canale dopo la prima strofa.
Come detto in precedenza, Barsotti opta per un linguaggio metafisico: insomma, il testo è un'accozzaglia di parole messe insieme a casaccio dove le uniche cose comprensibili sono, nell'ordine, l'uso di sostanze stupefacenti dell'autore unita ad una rara incapacità e la passione dello stesso per il culo di Fragolina... tutto sommato avrei preferito non capire nemmeno questo.
Ma gustatevela:
"Sono affacciato sul balcone del cosmo
Guardo la gente che cammina giù nel cielo
Passa un'astronave bionda
I miei amici mi salutano dagli oblò
Un pezzo a me un pezzo a te
Mi vedo vagabondo a mezzanotte
Che cerco prede per il libero amore
Divento un calabrone intorno al tuo alveare
Aspetto che mi lasci entrare
Un pezzo a te un pezzo a me
Non andar mai via fragolina mia
Non lo vedi che lo adoro il tuo culetto d'oro
Non lo vedi che ti adoro
Oh no fragolina mia
Un pezzo a me un pezzo a te

Sono affacciato sul balcone del cosmo
Faccio esperienza uscendo dalla mia pelle
Una nuova regola per questo universo
Non esiste più la forza di gravità
Un pezzo a me un pezzo a te
Seduti in macchina fuori da casa tua
Le mani stanno sotto la camicia
In tasca ho qualche cosa che fa bene all'amore
L'estate la passiamo via così
Un pezzo a me un pezzo a te
Non andar mai via fragolina mia
Non lo vedi che lo adoro il tuo culetto d'oro
Non lo vedi che ti adoro
Oh no fragolina mia
Un pezzo a me un pezzo a te"

Dopo averlo letto una domanda sorge spontanea: cosa avrà voluto dire Barsotti con l'espressione "In tasca ho qualche cosa che fa bene all'amore"?
La giuria decise che avrabbe vissuto perfettamente anche senza la risposta e Barsotti venne subito eliminato.
Fragolina venne inserita nell'album Fragolina collection, un best of dei suoi "più grandi successi".
Seguì il silenzio per alcuni anni. Oggi Barsotti continua a lavorare nella musica soprattutto come autore di qualche fortunato cantante.

Thursday, December 28, 2006

I Pandemonium - Tu fai schifo sempre (1979)

Ecco un’assoluto cult di cui da tempo volevo parlare.
Probabilmente il brano dal più incredibile titolo mai ascoltato dal pubblico dell’Ariston (l’unico in grado di contrastarlo è sicuramente l’incommensurabile Sugli sugli bane bane cantata da Le figlie del vento nel 1973), sicuramente il più deliziosamente perfido ed irreverente. E stiamo parlando del 1979. Quell’anno il Festival fu davvero desolante: i nomi in gara erano, e sono rimasti, emeriti sconosciuti (Mino Vergnaghi, Enzo Carella, Franco Fanigliulo, per citarne solo alcuni) e tra i pochi nomi noti il ruolo di star se lo meritava Enrico Beruschi (con la sua canzone Sarà un fiore arrivò addirittura quinto), il che è tutto dire…
I Pandemonium, gruppo di attori-cantanti napoletani formatosi tre anni prima, salì sul palco e diede una botta di vita alla platea presumibilmente in coma dopo aver ascoltato la memorabile Nocciolino interpretata da Antoine.
Tu fai schifo sempre è un delizioso dialogo tra lui e lei, praticamente una versione un tantino più soft di Cara ti amo di Elio e le storie tese. Oppure, se preferite la citazione colta, un’antesignana della meravigliosa Dimmi cosa pensi di me, interpretata da Olmo/Fabio De Luigi e Vanette/Paola Cortellesi. Lui ama lei e, consapevole di non essere un granché come uomo, questo lo fa sentire l’uomo più fortunate del mondo. Lei lo invita a smettere di dire secchi di cazzate, ricordandogli che, in ogni caso, fa e farà schifo sempre.
Eccovi il testo:

"Certe volte mi chiedo se sto sognando
Possibile che tu abbia scelto me come l'uomo della tua vita
Io una persona così insignificante vicino a te che sembri una stella
Che sei una stella perché tu sei bella, tu sei fragile, sei un fiore
Ecco sei un fiore
Scetate guagliò
Tu fai schifo sempre
Da mattina a sera
Fai schifo sempre
Quan scendi le scale
Fai schifo sempre
Quan leggi 'o giurnale
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre
Tu si nu' fiore profumato
Tu si na rosa, tu si nu guaie
Ma pecché nun te vaie
Tu fai schifo sempre
Tu comunque te vieste
Fai schif sempre
Te prepare 'pa' festa
Fai schif sempre
Si t'affacci a fenesta
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre
Tu tiene a cocca ca è chiu' doce e 'na cerasa
Tu si nu guaie
Ma pecché nu muore maie
Quanno te penso
Sento nu brivido Nennè
Quanno te veco me vota e stomaco
E sai pecché, pecché
Tu fai schifo sempre
Da mattina a sera
Fai schifo sempre
Quan scendi le scale
Fai schifo sempre
Quan leggi 'o giurnale
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre"

Dopo la prima esibizione i Pandemonium balzarono al primo posto nella classifica parziale, ma le giurie riportarono l’ordine nell’ultima serata e finirono solo decimi in classifica.
In ogni caso questo bastò per far diventare il pezzo il vero simbolo di quell’anno.
Oggi questo pezzo è caduto quasi del tutto nel dimenticatoio ma meriterebbe davvero una rispolveratina.

Una curiosità: uno dei primi componenti dei Pandemonium fu il "maestro" Amedeo Minghi, che lasciò il gruppo per intraprendere la sua carriera solista. Per fortuna! Altrimenti non avrebbe mai potuto regalarci pezzi immortali come Serenella e Vattene amore.

Tuesday, December 26, 2006

Ragazzi Italiani - Vero amore (1997)

Correva l’anno 1997 e ancora molte ragazze erano in analisi per superare il trauma da scioglimento dei Take That avvenuto un anno prima. Colmare il vuoto lasciato sia nei cuori che nelle copertine adesive di Cioè sembrava impossibile. Alessandro, Attilio, Manolo, Pino e Fabrizio ce l'avrebbero messa tutta per riempire con il loro grande talento, il loro carisma, i loro pettorali, quel vuoto.
In attività dal 1994, i 5 ebbero il loro primo vero grande momento di visibilità proprio con la partecipazione al Festival.
A tutt’oggi i Ragazzi Italiani possono considerarsi l’unica, vera, sana risposta nostrana al fenomeno delle boy band inglesi. Le caratteristiche fondamentali c’erano tutte: fisico da stripman condito con un’innata truzzaggine, vago senso del ritmo coniugato con una totale mancanza d’orecchio.
D’altra parte questa Vero amore non verrà certo ricordata per la profondità del testo, di una banalità sconcertante, (lui ama lei ma lei pare non sia così presa dal rapporto) e gli arditi vocalizzi.
I 5 salirono sul palco dell’Ariston e concentrarono le loro energie sulla coreografia degna delle peggiori veline o, se preferite, dei migliori ciocchi di legna: saltelli, inginocchiamenti, mani sul cuore e ammiccamenti a profusione.
Una performance (guardatela qui) davvero indimenticabile che, in seguito, avrebbe ispirato le Lollipop per l’interpretazione di Batte Forte (leggi il post a loro dedicato).
Per chi non sapesse cosa leggere per addormentarsi, ecco il testo:

"Quante incertezze
Fuochi di paglia
Attraversa la vita mia
Fino ad incontrarci
Quasi per caso
In un attimo di magia
Sembrava tutto bellissimo
Adesso tu dove sei
Nascosta dietro una lacrima
Che non va piu' via
Se questo fosse vero amore vero amore
Tu non mi lasceresti mai
Non c'e' bisogno di parole
Per spiegare noi
Quello che voglio lo sai
Adesso dimmelo semplicemente
Se veramente
Mi vuoi
Stiamo sbagliando
Sta diventando difficile
Anche spiegare
Quello che noi
Non ci siamo detti mai
Sembrava tutto bellissimo
Adesso tu dove sei
Mi spacca il cuore una lacrima
La solita bugia
Se questo fosse vero amore vero amore..."

Con un pezzaccio come Vero amore in curriculum, mi riesce tutt'ora difficile capire il motivo dello scioglimento del gruppo, avvenuto non molto tempo dopo. Anche loro come i Take That, ma perlomeno loro ci hanno regalato Robbie Williams...

Monday, December 25, 2006

Ricchi e Poveri - Nascerà Gesù (1988)

No, non è che il Natale ci ha reso più buoni.
Non lasciatevi ingannare dal titolo. Nascerà Ge sta al Natale come la Nutella sta allo stracchino.
Tragicomica, inspiegabile, incredibile deviazione
del terzetto ligure, qui alla loro ottava partecipazione al Festival, verso una canzone più impegnata. Con tutti gli argomenti vagamente seri ai quali i Ricchi e Poveri potevano dedicare la loro canzone, cosa scelsero? La clonazione. Si, avete capito bene. Non la fame nel mondo, non la droga, non la povertà, non le malattie, non il governo ladro, non l’aumento del prezzo del caffè al bar, ma proprio la clonazione.

Angela, Angelo e Franco salirono sul palco e lanciarono il loro monito all'umanità: dove andremo a finire se l'uomo continuerà a giocare con la genetica?
Ed effettivamente il mondo non se la doveva passare troppo bene se venne affidato il compito di denunciare un problema così scottante all'allegro terzetto che fino a cinque minuti prima cantava Sarà perché ti amo e aveva appena inciso un album dal significativo titolo Cocco bello Africa...
Eppure i nostri paladini salirono sul palco e, ostentando un'invidiabile sicumera da biologi plurilaureati, ci parlano di questo fenomeno come se tutti all'epoca concepissero un figlio sì e l'altro pure con la clonazione. Il Gesù del titolo è appunto il bambino perfetto, nato senza il normale concepimento ma piuttosto in una comoda e igienica provetta da laboratorio. Il luogo comune, naturalmente, è dietro l'angolo e non ci viene risparmiata neanche la solita storia che tutti vorranno solo bambini biondi e con gli occhi azzurri.
Ma eccovi il testo:

"Stan cambiando il mondo ma che stupidi
Ma che fa l'ingegneria genetica
Presunzione inutile che non potrà mai
Far di te quel Dio che non sei
I bambini nascono da soli
Senza averli in grembo coi dolori
Se tu vuoi li fanno biondi
Con degli occhi blu
O comunque come li vuoi tu
Nascerà Gesù, o su per giù
Bugie che poi pagheremo noi
Stupidi così
Venderemo l'anima
Si perderà quel momento magico
Fredda questa scienza ci sconvolge
Questo amore piano lo distrugge
Voglio avere sì dei figli
Con degli occhi blu
Ma io voglio averli ancora
Con l'amore e come li vuoi tu
Presunzione inutile che non potrà mai
Far di te quel Dio che non sei
Nascerà Gesù, o su per giù
Bugie che poi pagheremo noi
Stupidi così
Venderemo l'anima
Si perderà quel momento magico
Stan cambiano il mondo ma che stupidi
Ma che fa l'ingegneria genetica
Voglio avere sì dei figli
Con degli occhi blu
Ma io voglio averli ancora
Con l'amore e come li vuoi tu"

Per fortuna ci risparmiarono la storia della clonazione del cervello di Hitler...
Ad ogni modo, questo pezzo avanti cent'anni rispetto agli standard sanremesi dell'epoca non venne compreso dalla giuria e si meritò un semplice nono posto, veramente misero rispetto agli standard dell'inossidabile terzetto.

Da segnalare infine che questo pezzo venne scritto dal mitico Umberto Balsamo che, come autore, lo stesso anno gareggiava con un'altro masterpiece: Italia di Mino Reitano! Chapeau.

Saturday, October 28, 2006

Adriano Pappalardo - Nessun consiglio (2004)

Grande, monumentale, roccioso Pappalardo!
Lo Steven Seagal della musica italiana si presenta a quest’edizione del Festival più in forma che mai. Felpetta con cappuccio modello “Rocky Balboa”, jeans slavati, barba incolta e, presumibilmente, coltello a serramanico in tasca e revolver infilato nei pantaloni, Adriano indossa la sua maschera migliore (la quint'essenza dell'uomo Denim After Shave) e sale sul palco a gridare la sintesi del suo pensiero: non rompetemi i coglioni! Nessun consiglio è un rock and roll dal sapore anni 60 con un testo che sarebbe stato molto più adatto ad un film di Bud Spencer e Terence Hill che non al Festival della canzone italiana.

“Svegliarsi la mattina colazione con i cereali
Per mantenersi belli snelli in forma non come I maiali
Mi guardo nello specchio e mi convinco di esser proprio forte
Mi vesto e corro fuori oggi si spalancheranno porte
Ma voi

Non rompetemi le uova nel paniere
Non rubatemi il coniglio dal cilindro
Non provate a darmi un buon consiglio che sbadiglio

Lo sento questo è il giorno giusto giusto proprio per spaccare
Conquisterei chiunque il mio sorriso è proprio solare
Ma c'è sempre qualcuno che non mi fa sentir leone ma dai
Oh no

Non rompetemi le uova nel paniere
Non rubatemi il coniglio dal cilindro
Non provate a darmi un buon consiglio che sbadiglio
Non rompetemi le uova nel paniere
Non rubatemi il coniglio dal cilindro
Non provate a darmi un buon consiglio che sbadiglio

Ora faccio a modo mio e un consiglio lo do io
Lasciatemi sfogare o mi difendo io
Picchio molto duro ho un pugno che è un mattone
E mi starà alla larga il solito coglione

Non rompetemi le uova nel paniere..."

Pappalardo, tornato alla ribalta pochi mesi prima grazie alla partecipazione all’Isola dei famosi, non nascose che cercava il riscatto soprattutto come musicista. C’è da dire che almeno poteva sforzarsi di fare qualcosa per piacere ed ingraziarsi pubblico e critica Le giurie popolari, sconvolte e disorientate per aver udito quella parolina che comincia per CO e finisce con GLIONE, non se la sentirono davvero di premiare “Nessun consiglio”, che venne scaraventata al diciassettesimo posto, tra le urla e gli strepiti dell’interprete!
Il brano venne inserito in un cd singolo e venne annunciata l’imminente uscita di un album di inediti dal significativo titolo
Non rompetemi le uova nel paniere, che in realtà non vide mai la luce. Ma a noi questo non importa; Adriano, a noi basta che ci canti per sempre Ricominciamo!

Friday, October 27, 2006

Jovanotti - Vasco (1989)

Lorenzo Cherubini, AKA Jovanotti, aveva appena 23 anni quando ebbe l’onore di salire sul palco del teatro Ariston per gareggiare nella sezione Big. E nonostante quell’aria da tamarro fracassone scapestrato, in realtà doveva essere uno di quelli che chiamano la mamma almeno due volte al giorno, si coprono bene prima di uscire e non bevono mai nulla che non sia sanguinella Guizza. Perché altrimenti non si spiega quest’inno al buonismo in salsa rock che è Vasco. Jovanotti sale sul palco con jeans strappati a cavallo basso, i calzini di spugna, il cappellino storto, saltellando da una parte all’altra del palco come un grillo drogato, cantando cosa? Ma è ovvio: quanto è fico uscire la sera divertendosi sì, ma usando la testa!
Riuscendo a stonare tutta, e dico tutta, una canzone interamente parlata (impresa da Guinnes dei primati riuscita, prima di allora, solo a Romina Power), Lorenzo lancia il suo appello a questo Vasco, incarnazione mitologica del bulletto senza regole: non sputtanare tutti I giovani giudiziosi come me con le tue bravate, altrimenti la mamma non mi fa più andare la sera in oratorio!
Educativo come un documentario di Licia Colò.

Eccovi lo splendido testo scritto dallo stesso interprete assieme al suo scopritore, Claudio Cecchetto.

"Vai così, è una figata
Perché una storia così non c'è mai stata
Che ci ammazziamo, ci divertiamo, facciamo i scemi
E qualche volta pensiamo
Non c'è problema è tutto ok
Numero uno, faccio quello che farei
E quando torni facciamo festa
Senza nessuno che ci lasci la testa
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Per quelli che alla notte ritornano alle tre
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Per quelli come te, per quelli come me

Oh, mamma stasera esco prendo la moto, sì,
Ma senza casco
Andiamo in centro, viene anche Vasco
Torno tardissimo, fuori fa fresco
Sì che sto attento, io son mica matto,
E' tutto a posto, vai, tu vai a letto,
Tu e le tue amiche m'avete rotto
Siete voi, siete voi che avete capito tutto
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Per quelli che alla notte ritornano alle tre
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Per quelli come te, per quelli come me
E invece Vasco questa sera non c'è
Chissà perché fratello ce l'hai con me
Oh, dimmi con chi sei, da un po' non ci sei mai
Vasco, tu sei noi non ci sputtanare, dai
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Perché io non mi fido di chi non suda mai
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Che mica ci facciamo tradire dai guai
Vai così, vai così
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Per quelli che alla notte ritornano alle tre
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Per quelli come te, per quelli come me
No, Vasco no, Vasco, io non ci casco
Sudi o no, sudi o no"

Un brano così didattico non poteva non meritarsi un ottimo piazzamento e infatti arrivò, a sorpresa, quinto, sgominando pezzi da novanta come Marisa Laurito, Gigi Sabani e Francesco Salvi. Accipicchia.

“Vasco” venne inserita nel mitico album La mia moto, record di vendite in quell’anno. Da lì a poco Jovanotti avrebbe cominciato il graduale distacco da Cecchetto e la trasformazione a Che Guevara dei poveri.
Tutto sommato lo preferivamo quando gridava “gimme five” a chiunque.

Sunday, October 22, 2006

Stefano Picchi - Generale kamikaze (2004)

Ogni edizione del Festival ha la sua canzone dedicata al tema scottante del momento. Nel 1992, ad esempio, i grandissimi New Trolls gareggiarono con Quelli come noi, nella quale veniva nominato, per la prima volta in una canzone italiana, l’AIDS.
Nel 2004 questo genere, per la verità mai molto apprezzato dal pubblico sanremese, raggiunge il suo acme con questa gemma canora. Generale kamikaze, interpretata dal giovane cantautore toscano Stefano Picchi, non usa certamente giri di parole. E il titolo ne è l'esempio lampante. Ma troppa serietà, soprattutto se inserita in un contesto come l’Ariston, si sa, provoca quasi sempre l’effetto contrario. Come potrebbe essere il contrario ascoltando l’improbabile storia di questo kamikaze che il giorno prima di farsi esplodere conosce una che gli dice che è l’uomo perfetto per lei e decide di abbandonare il suo progetto… ma per cortesia!!!!
I versi, degni del miglior Toto Cutugno, fanno venire la pelle d’oca e non certo per l’emozione. Uno per tutti: “Con l'amore puoi provare a disinnescare e non detonare”.
A sottolineare ulteriormente la drammaticità del tutto, la performance dello stesso Picchi, che si presenta sul palco con un look da aspirante sosia di Daniele Groff, che cantò il suo pezzo quasi fosse impalato, rigido come un manico di scopa:

“Mastico le nuvole
Per poi sputare ironiche
Sentenze che non capiresti mai
Mi hanno scelto mi hanno detto
Sì sei tu l'uomo perfetto
E nel cuore per odiare
Ho un detonatore
È questione di ore

Generale kamikaze
Sono un padre che deve tornare
Non c'è pace nell'attesa
Generale quel valore non mi basterà a spiegare
Nei miei occhi non c'è gloria

Mastico le pagine per non sentirmi inutile
Dove sia scritto non me lo dirai
Poi nel letto lei mi ha detto
Sei per me l'uomo perfetto
Con l'amore puoi provare
A disinnescare...
E non detonare

Generale kamikaze
Sono un uomo che non ha il dovere
Non c'è tempo nell'attesa
Generale si signore
Non mi sento disertore
Perché sto seguendo il cuore…”

Per la cronaca, l’edizione 2004 del Festival vide la soppressione delle categorie Big e Nuove proposte, da molti ritenuto un bieco espediente per poter allargare la lista dei partecipanti non troppo famosi ma troppo in là con l’età per gareggiare nella categoria giovani (come il famigerato Mario Rosini, arrivato a sorpresa secondo tra giustificati sospetti di brogli). I 22 partecipanti vennero convogliati in un’unica categoria che ebbe come trionfatore un Masini fresco di trapianto di capelli. Secondo lo sconosciuto Mario Rosini, terza la sconosciuta Linda. Quarto il purtroppo conosciuto Paolo Meneguzzi. Insomma, con una classifica improbabile come questa, che valore poteva avere il settimo posto del kamikaze Picchi. Nessuno.
Di Stefano Picchi, dopo Sanremo, nessuno ha più sentito parlare.
Ci auspichiamo almeno un ripescaggio per la prossima edizione di Music Farm.

Thursday, October 19, 2006

Mikimix - E la notte se ne va (1997)

Mikimix AKA Michele Salvemini. Michele Salvemini AKA Caparezza. E non stiamo parlando di un curioso caso di omonimia ma proprio di quel Caparezza che nel 2003 si è imposto come come il fenomeno musicale della scena hip hop italiana. Michele Salvemini all'epoca era davvero lontano anni luce dal suo attuale pseudonimo. E non solo perché aveva i capelli rasati a zero e il viso glabro.
Indossava abiti da b-boy uscito direttamente dalla copertina di "Tutto - Musica e spettacolo" e frequentava amene località di villeggiatura come Castrocaro e Sanremo proponendo un rap scialbo con forti commistioni pop-melodiche.
Nelle interviste dell’epoca dichiarava di ispirarsi al grande Tupac Shakur, che dopo questa dichiarazione non trovò altra che soluzione che farsi ammazzare per la vergogna.
Scomodare Tupac quando, al massimo, faceva il verso ai Gemelli Diversi... Rime baciate ingenue come quelle di una filastrocca per bambini al di sotto dei 5 anni, senza alcuna pretesa se non quella di piacere alle ragazzine che compravano Cioè. Nel 1997 Michele-Mikimix partecipa al Festival nella categoria Nuove Proposte con E la notte se ne va e, probabilmente, in pochi si ricorderanno che quell’anno venne decretato esclusivamente il primo classificato (Paola & Chiara con Amici come prima). Tutto sommato questo fu un bene perché l’hip hop al teatro Ariston è sempre stato ad alto rischio ultimo posto! E Mikimix mai sarebbe potuto uscire indenne dallo scontro con titani del neo-melodico del calibro di Alex Baroni, Tony Blescia o Randy Roberts, il figlio di Rocky Roberts. Il pezzo venne incluso nell’album La mia buona stella, pubblicato per la Sony. Nonostante un inaspettato, quanto effimero ed inspiegabile, successo in Francia, la sua carriera non riuscì a decollare mai.
Mikimix ridivenne Michele Salvemini. Michele Salvemini abbandonò Milano per tornare nella natia Molfetta. Si fece crescere capelli, barba e baffi, ricominciò a comporre con uno stile molto più personale e si diede un nuovo nome d'arte: Caparezza.

Tutt’oggi Caparezza parla con reticenza della sua prima esperienza discografica.
Nel 2000 dedica al passato il brano Mea culpa, nel quale dice d’essere stato "intrappolato come uno schiavo ritratto in un contratto controproducente”.
Ma dopotutto all’epoca aveva solo 24 anni. Ci sono cose davvero peggiori di cui vergognarsi che cantare una canzonetta pop.

Wednesday, October 18, 2006

Andrea Parodi (1955 - 2006)

E' doveroso dedicare qualche riga di serità alla scomparsa, avvenuta la scosa notte, di Andrea Parodi.
Cantante, fondatore e leader dei Tazenda, gruppo sardo salito alla ribalta proprio con la partecipazione nel 1991 al Festival di Sanremo dove, in coppia con il grande Pierangelo Bertoli, presentarono in pezzo Spunta la luna dal monte. L'anno successivo i Tazenda parteciparono nuovamente a Sanremo con l'impegnata Pitzinnos in sa gherra, scritta da Fabrizo De Andrè.
Nel 1997 Parodi abbandona il gruppo per intraprendere una carriera solista che lo porterà a collaborare con grandi nomi internazionali come Noa e Al Di Meola.
L'ultimo grande concerto lo tenne nella sua terra natia il 22 settembre scorso e per l'occasione si riunì ai vecchi compagni del gruppo. Una voce particolarissima, i testi impegnati, la continua ricerca musicale sono le cose che hanno sempre contraddistinto questo grande interprete, sconosciuto ai più ma assolutamente da riscoprire.

Tuesday, October 17, 2006

Plastic Bertrand – Ping pong (1982)

Di De Pasquale, Pirazzoli, Fasano, De Pasquale. Dirige il maestro Pinuccio Pirazzoli. Canta… Plastic Bertrand!
Mah... perché le mie orecchie odono idiomi stranieri?
Fermate tutto, devono aver sbagliato ad inserire l'audiocassetta del playback!
Non siamo mica all'Eurofestival!


Già, casò più unico che rario nella storia del Festival, Plastic Bertrand nel 1982 partecipa alla mostra kermesse canora cantando un pezzo interamente nella sua lingua madre: il francese. E pensare che fior fiore di interpreti stranieri che passarono per l’Ariston furono costretti a corsi intensivi di italiano della De Agostini, quasi sempre con esiti “donluriani” (uno per tutti il grande Louis Armstrong).
Plastic non ci prova nemmeno. D’altra parte perché tradire le sue origini?
Robert Jouret, in arte Plastic, nazionalità belga, era riuscito già nel 1977 in un’impresa titanica: trasformare una canzone in lingua francese (da sempre poco apprezzata fuori dai confini franco-belga-canadesi) in un successo planetario: mi riferisco a Ça plane pour moi, mitico pezzo dalle sonorità punk-new-wave-pop e dal testo deliziosamente non sense.
E siccome una formula vincente non si cambia, per la trasferta italiana del 1982, Bertrand si affida, come già detto, a tre scafati autori di casa nostra, tenendo comunque fede alla sua lingua madre e allo stile a metà tra la filastrocca per bambini e uno scritto dadaista. Ping pong è un indiavolato ed divertente twist dove il rapporto uomo-donna è paragonato a un’estenuante partita al suddetto gioco tanto adorato dai cinesi. Pura poesia metafisica. La canzone, nonostante nessuno (mi ci gioco un occhio!) avesse capito una sola parola, ebbe accesso alla finale classificandosi tredicesima.

Plastic Bertrand è da molti considerato, assolutamente a torto, una meteora. Ma dal 1982 ha sfornato più di 15 album e in molti hanno interpretato cover dei suoi brani più famosi. Consiglio a tutti una visita al suo sito ufficiale.
Tutt’ora molto amato in patria, nel 2002 condusse l’edizione belga di Star Academy (l’equivalente degli Amici di Maria De Filippi, giusto per intenderci).

Una menzione d’onore la merita sicuramente la copertina del 45 giri di "Ping pong": Plastic, spaventosamente rassomigliante a Solange il cartomante, si riposa dopo una partita e intanto si fa una birra (???). Educativo!

Monday, October 16, 2006

Luis Miguel - Noi ragazzi di oggi (1985)

Un’icona imprescindibile degli anni 80 italiani. Imprescindibile come le Fast food girl del Drive In, il Tenerone, le borse Naj Oleari, le Big Babol, le cotonature di David Hasselhof in Supercar : l’immagine di quel ragazzino con la voce d'adulto, bello come Gesù e grondante di sudore nel suo elegantissimo smoking, che sul palco dell’Ariston cantava con movenze da consumato chansonnier quello che sarebbe diventato il più grande successo dell’anno.
Luis Miguel sarebbe diventato il simbolo del Sanremo del 1985 nonché mito di un'intera generazione.

Padre messicano e madre italiana, classe 1970, Luis Miguel Gallego Basteri a 12 anni era già una superstar nel natio Sudamerica grazie a un filmetto simil "Un jeans e una maglietta" che lo fece conoscere al pubblico. La partecipazione alla manifestazione canora più famosa d’Italia, a soli 15 anni, doveva servire come trampolino di lancio per l’Europa. Per l’occasione venne scelto un pezzo scritto nientepopodimeno che da sua eccellenza il maestro Toto Cutugno, un nome una garanzia di un secondo posto assicurato. E così fu: Noi, ragazzi di oggi si classificò al seconda, ma fu senza dubbio la vincitrice morale, nonché campione di vendite nella nostra penisola.

Il pezzo non sarebbe nemmeno così terribile se solo non avesse avuto drammatiche pretese di inno generazionale grazie ai ridondanti, nonché involontariamente ridicoli, versi (la "zampata" di Toto si fa notare come sempre), come “…puoi farci piangere ma non puoi farci cedere. Noi, siamo il fuoco sotto la cenere…”.

"Noi, ragazzi di oggi, noi
Con tutto il mondo davanti a noi
Viviamo nel sogno di poi
Noi, siamo diversi ma tutti uguali
Abbiam bisogno di un paio d'ali
E stimoli eccezionali
Puoi farci piangere
Ma non puoi farci cedere
Noi, siamo il fuoco sotto la cenere
Puoi non comprendere
Qualcuno ci può offendere
Noi, noi sappiamo in cosa credere
Devi venire con noi
Siamo i ragazzi di oggi noi
Dai coloriamo questa città
E poi vedrai che ti piacerà
Siamo noi, siamo i ragazzi di oggi noi
I veri amici che tu non hai
E tutti insieme si può cantare
Ragazzi di oggi, noi
Noi sappiamo in cosa credere
Ragazzi di oggi noi
Siamo il fuoco sotto la cenere
Non farti prendere
Da questo eterno attendere
Noi, siamo quello che può succedere
Non fare spegnere
La voglia che hai di ridere
Noi, siamo quelli in cui tu puoi credere...
Devi venire con noi
Siamo i ragazzi di oggi noi
Dai coloriamo questa città
E poi vedrai che ti piacerà
Siamo noi , siamo i ragazzi di oggi noi
I veri amici che tu non hai
E tutti insieme si può cantare
E poi vedrai che ti piacerà…"

E ora godetevi il video della performance live, imparandone tutte le favolose mossette!

Ragazzine impazzite, imponenti
servizi di sicurezza, alberghi assediati dalle fans: scene che, prima di allora, si erano viste solo per Simon Le Bon. Ma che, ahimè, durarono solo fino alla fine dell’anno. Luis decise infatti di escludere l’Italia dai suoi progetti, per dedicarsi interamente ai mercati di lingua spagnola. E nonostante nel nostro paese non sia mai più apparso, Luis Miguel è tutt’oggi il più grande cantante sudamericano, capace di vendere milioni di copie e vincere numerosi Grammy.

Saturday, October 14, 2006

Mal - Sei la mia donna (1982)

Non vedevo l’ora di parlare di questo mostro sacro della musica: Paul Bradley Couling in arte Mal, l’uomo che ha basato mezzo secolo di carriera interamente sul suo marcatissimo accento “so british”.
A partire dalla fine degli anni settanta Mal, così come molti colleghi in auge la decade prima, stava vivendo un periodo di decadenza: i "musicarelli", genere cinematografico nel quale spadroneggiava, non si producevano più e anche ai suoi concerti non è che si registrasse propriamente il tutto esaurito.

E per svecchiare la sua immagine sceglie proprio il palco migliore: quello, polverosissimo, dell'Ariston. Sei la mia donna è il classico motivetto congelato nel 1965 e conservato in freezer 17 anni per essere consumato, previa riscaldatina, nella giusta occasione.
Il testo ci narra di quante stronzate possa dire un uomo per far colpo su una donna: il geniale Mal arriva addirittura ad autocitarsi, affiancando il suo nome a quello dei Beatles! Che dire…

"Era la metà del 66
e i juke box suonavano "Help" e "Penny Lane"
ed io cantavo il mio disco "Pensiero d'amore"
Liverpool per noi era libertà
come una chitarra all'Università
ma se una donna volevi colpire nel cuore
dovevi cantare così

Sei la mia donna
l'unica donna
piccola donna
non so stare senza te
Sei la mia donna
l'unica donna
splendida donna
ed io amo solo te
Sei la mia donna

Oggi il tempo va al ritmo dei Dee Jay
sembra di rivivere il 66
quando la gente cantava canzoni d'amore
"Yesterday" per noi resta sempre là
come una bandiera che non cambierà
e se una donna la devi colpire nel cuore
le devi cantare così

Sei la mia donna..."


Cantando questa canzone Mal avrà anche fatto breccia nel cuore della sua bella, ma sarà scaraventato solo al diciassettesimo posto nella classifica finale. Peccato, perché un pezzo così oggi sarebbe stato demodé quanto basta per ambire al primo posto della categoria Classic. Certo, all'epoca gareggiava contro titani del calibro di Riccardo Fogli, Al Bano e Romina, Drupi, Fra Cionfoli...
Tra l’altro da lì a poco la sua etichetta discografica, la gloriosa Baby Records, chiuderà i battendi lasciandolo senza un contratto.
Per citare la canzone più celebre di questo interprete, è proprio il caso di dire Yeahhhhh!

Friday, October 06, 2006

Sterling Saint-Jacques - Blue (Tutto È Blu) (1981)

Sterling Saint-Jacques ovvero come un paio di lenti a contatto possono dare la celebrità.

Sicuramente la più “weird” tra le meteore cadute in Italia tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80, ballerino, cantante, attore afro-inglese privo di ogni talento, se non una certa avvenenza, si conquistò il suo quarto d’ora di celebrità spacciandosi per l’unico uomo di colore dagli occhi di ghiaccio. Trovata tanto idiota da risultare vincente tanto che l’artista riuscì addirittura a partecipare al Festival con questo stucchevolissimo brano bilingue (inglese e italiano), cantato con voce afona e un accento alla Mal dei Primitives.
Profondissimo e autobiografico il tema trattato. Tutto è blu: la notte è blu, il mare è blu, il cielo è blu, il fiume è blu. Capirai che scoperta. Merito delle lenti a contatto di un colore finto come l’asino del presepe!

La canzone ebbe, incredibilmente, accesso alla finale, ma non finì in classifica.
Nessun problema! Il nero più ariano che sia mai apparso in televisione, lungimirante come pochi, aveva un altro asso nella manica: cominciò ad esibirsi a torso nudo (e orridi pantaloncini) sui pattini a rotelle! Indimenticabile.